18 Giugno 2026
/ 18.06.2026

NGT, il Parlamento europeo approva la deregolamentazione

Il voto di Strasburgo del 17 giugno cancella l’obbligo di etichettatura per il 94% delle piante ottenute tramite editing genetico. Le associazioni del biologico e biodinamico denunciano una resa alle multinazionali delle sementi. Demeter: "Drammatico passo indietro, ma non ci fermiamo"

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), ratificando l’accordo raggiunto con il Consiglio nel dicembre 2025. L’Aula di Strasburgo ha respinto tutti gli emendamenti presentati da socialdemocratici, Verdi e Sinistra europea, chiudendo un iter legislativo durato anni e aprendo una nuova stagione per l’agricoltura del continente. Una stagione accolta con entusiasmo da chi vede nelle NGT uno strumento di adattamento climatico e con profonda preoccupazione da chi teme la fine della trasparenza alimentare e la concentrazione del mercato delle sementi nelle mani di pochi grandi gruppi industriali.

Come è andata

Il voto era tecnicamente prevedibile: trattandosi di una seconda lettura, il regolamento è stato adottato senza una votazione finale, per effetto del rigetto di tutti gli emendamenti presentati. Ma la complessità del meccanismo procedurale non ha smorzato la portata politica della decisione. Socialdemocratici, Verdi, Sinistra europea, Movimento 5 Stelle e parte del Partito Democratico si erano schierati a favore delle modifiche, chiedendo di preservare almeno gli obblighi di tracciabilità e di etichettatura e di limitare la portata dei brevetti sulle sementi. La maggioranza di centrodestra ha tenuto e il testo è passato senza modifiche.

La relatrice del provvedimento, l’eurodeputata svedese del PPE Jessica Polfjärd, ha definito il risultato una “vittoria storica per il futuro dell’Europa e per gli agricoltori europei che adesso hanno moderni strumenti di selezione per poter sviluppare colture più resilienti e meno dipendenti dai pesticidi”. Secondo Polfjärd, il Parlamento “ha scelto l’innovazione, la competitività e la sicurezza alimentare”. Sulla stessa lunghezza d’onda Confagricoltura, che ha parlato di “avvio di una nuova fase per l’agricoltura europea”, e Coldiretti, favorevole alla riforma nonostante la sua storica battaglia contro gli OGM tradizionali.

Due categorie, una frattura

Il nuovo regolamento introduce una distinzione tra due tipologie di piante NGT. La categoria 1 comprende le piante con un massimo di venti modifiche genetiche, considerate equivalenti a quelle ottenibili con le tecniche di selezione convenzionali: per queste non sarà richiesta valutazione del rischio, né tracciabilità lungo la filiera, né etichettatura per il consumatore finale. La categoria 2 raggruppa le piante con modifiche più complesse e resterà soggetta alle norme OGM vigenti, incluse autorizzazione, tracciabilità ed etichettatura. Il problema è che, secondo le stime della stessa Commissione europea, circa il 94% delle piante NGT allo studio rientra nella categoria 1: quella deregolamentata.

Per Demeter Italia la decisione è inequivocabilmente negativa. “Quello di oggi è un drammatico passo indietro per l’Europa: mai prima d’ora si era messo in discussione così fortemente il diritto dei consumatori di poter scegliere cosa portare a tavola. E questo accade sotto le pressioni delle grandi multinazionali”, ha detto Enrico Amico, presidente di Demeter Italia.

Amico ha sottolineato le implicazioni dirette per l’agricoltura biodinamica: “Con questa legge si apre totalmente la strada alle sementi brevettate. Ed è un tema che ci riguarda direttamente: l’agricoltura biodinamica ha sempre valorizzato e tutelato l’autoproduzione delle sementi, la custodia delle varietà antiche e locali, la biodiversità come patrimonio comune. Su questo fronte ci impegneremo ancora di più.”

“Ora abbiamo un compito ancora più importante”, ha aggiunto Amico. “Il compito di Demeter è di salvaguardare con ancora maggiore forza e determinazione l’agricoltura biodinamica, gli agricoltori e i consumatori che, sempre più consapevolmente, scelgono i prodotti biologici e biodinamici per tutelare non solo la loro salute, ma anche per rispettare l’ecosistema. Questo capitolo non si chiude oggi: si rafforzano anzi le azioni che dovremo intraprendere nel prossimo futuro”.

Il fronte del no: brevetti, tracciabilità, biologico

Le critiche più articolate al testo approvato riguardano tre nodi che i sostenitori della riforma considerano risolti, e i detrattori ritengono invece aperti o mal gestiti.

Il primo è quello dei brevetti. Gli emendamenti presentati dal socialdemocratico Christoph Clergeau – vicepresidente S&D e relatore ombra sulle NGT – miravano a limitare l’applicazione della protezione brevettuale per evitare che si estendesse a vegetali selezionati con metodi convenzionali, e a invertire l’onere della prova nelle cause per violazione di brevetto. Entrambi gli emendamenti sono stati respinti. “Garanzie deboli sui brevetti rischiano di rafforzare il potere di mercato di pochi attori dominanti e di far aumentare i prezzi dei prodotti alimentari”, ha avvertito Clergeau. “È fondamentale che la legge non trasformi gli agricoltori in indagati”.

Il secondo nodo è quello della tracciabilità lungo la filiera, che per le NGT-1 cessa di essere obbligatoria. FederBio e AssoBio hanno denunciato che questa scelta “indebolisce il principio di precauzione, riduce la trasparenza per cittadini e operatori e rischia di compromettere la libertà di scelta lungo l’intera filiera agroalimentare europea”. La preoccupazione concreta è che senza tracciabilità le piante NGT-1 possano diffondersi e contaminare i campi delle filiere convenzionali e biologiche, scaricando i costi del rischio di contaminazione interamente sul comparto biologico.

Il terzo è quello, appunto, delle sementi. La rete Altragricoltura ha parlato di una “precisa ristrutturazione dei rapporti di potere a svantaggio del mondo rurale”, denunciando come il regolamento trasferisca il valore economico del settore verso i detentori dei brevetti e del capitale tecnologico. L’eurodeputata del Movimento 5 Stelle Valentina Palmisano è stata ancora più netta: “Dopo le lobby delle armi, delle banche, delle assicurazioni e dei colossi petroliferi ed energetici oggi i partiti di destra scelgono di fare copia e incolla anche delle richieste dell’agribusiness.”

L’eurodeputata dei Verdi Cristina Guarda ha sollevato una questione di fondo sull’impianto stesso della riforma: “Stiamo approvando e puntando su una strategia per risolvere i problemi dell’agricoltura senza sapere se veramente questa sarà una soluzione a lungo termine”. Il rischio, secondo Guarda, è che invece di liberare gli agricoltori dalla dipendenza dai pesticidi si crei una nuova dipendenza dalle multinazionali del seme.

Demeter: avanti, con più determinazione

Nonostante la sconfitta parlamentare, Demeter Italia ha annunciato che il proprio impegno non si riduce, ma si intensifica. L’associazione — che in Italia rappresenta circa 1.000 aziende tra produttori, trasformatori e distributori di prodotti biodinamici, affiliate alla Biodynamic Federation Demeter International — continuerà a lavorare insieme alle organizzazioni partner europee e mondiali per garantire trasparenza lungo tutta la filiera e per difendere il modello biodinamico.

Sul fronte concreto, ci sono alcune cose che il regolamento non può togliere. Il biologico, come previsto dal regolamento stesso, non potrà utilizzare piante ottenute tramite nuove tecniche genomiche. E la rete internazionale delle organizzazioni che si sono mobilitate nelle ultime settimane – oltre 60 in 18 Paesi europei, con 600.000 firme raccolte e 208.000 email inviate ai parlamentari – non si scioglierà con la fine di questo iter legislativo.

La partita che resta aperta

Il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’UE, ma la maggior parte delle norme diventerà applicabile solo dopo due anni. C’è quindi un margine di tempo entro cui si giocheranno molte delle battaglie che restano aperte: a partire dalla questione brevetti, che anche il testo definitivo non ha risolto del tutto, e che riguarda in modo diretto non solo i produttori biologici, ma anche i selezionatori vegetali indipendenti e le cooperative che temono di perdere l’accesso libero a materiale genetico oggi disponibile.

Un’altra partita aperta è quella dell’informazione ai consumatori. Se le etichette degli alimenti derivati da piante NGT-1 non dovranno segnalare nulla, e se la tracciabilità lungo la filiera non sarà più obbligatoria, chi vuole sapere cosa mangia dovrà affidarsi alle certificazioni volontarie – biologica, biodinamica – o a sistemi di informazione alternativi che le organizzazioni del settore stanno già pensando di costruire.

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