6 Luglio 2026
/ 6.07.2026

Il climatizzatore diventa un caso politico

Dalla Germania alla Francia, il raffrescamento degli edifici è diventato terreno di scontro ideologico. Ma mentre la politica si divide, gli esperti chiedono un'altra cosa: proteggere le persone più vulnerabili e accelerare l'adattamento delle città

In questi ultimi giorni, il climatizzatore sembra essere uscito dalle case (di chi può permetterselo, secondo i dati Istat 1 italiano su 2) per diventare terreno di scontro tra partiti e visioni contrapposte anche dell’adattamento climatico.

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano britannico The Guardian, in Germania l’estrema destra dell’AfD ha accusato il governo di ostacolare la diffusione dell’aria condizionata in nome delle politiche climatiche e dell’efficienza energetica. Il portavoce del partito per l’edilizia, Marc Bernhard, ha parlato di cittadini “sacrificati sull’altare” dell’ideologia climatica, sostenendo che il rifiuto del raffrescamento meccanico contribuirebbe ad aumentare i decessi legati al caldo.

Anche in Francia il climatizzatore è diventato materia di scontro. La ministra dell’Ambiente, Monique Barbut, si è detta “inorridita” dall’idea di una diffusione generalizzata dell’aria condizionata, riaccendendo una discussione che coinvolge scuole, ospedali, case di riposo e abitazioni private. Sul fronte opposto, il Rassemblement National ha trasformato il tema in uno degli argomenti con cui contestare le politiche ambientali del governo, proponendo il raffrescamento come risposta immediata agli effetti del caldo estremo.

Cosa dicono gli esperti

La contrapposizione politica, però, racconta solo una parte della storia. Sul piano scientifico la posizione appare molto meno conflittuale. Hans Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità, ricorda che gli investimenti europei in alberature, ombreggiamento, isolamento degli edifici e centri di raffrescamento sono stati una scelta corretta, ma sottolinea, come riportato dal quotidiano inglese, che “entrambe le soluzioni hanno un ruolo importante”.

Il messaggio è che l’aria condizionata non va demonizzata, ma utilizzata dove rappresenta una necessità sanitaria. Ospedali, case di riposo, scuole, trasporti pubblici e abitazioni delle persone più fragili dovrebbero essere le priorità, mentre l’adattamento delle città continua a passare anche da più alberi, tetti verdi, materiali capaci di riflettere il calore e una progettazione urbana che limiti l’effetto isola di calore (che viene invece alimentato anche dal ricorso al climatizzatore).

I numeri spiegano perché il tema non possa essere ridotto a uno slogan. Secondo l’OMS, negli ultimi quattro anni oltre 200 mila persone sono morte in Europa per cause legate al caldo. Nonostante i sistemi di allerta e i piani di emergenza abbiano ridotto la mortalità rispetto al passato, le recenti ondate di calore rischiano di provocare un nuovo pesante tributo.

Nessuna soluzione unica

Anche il climatizzatore, del resto, presenta limiti che la politica tende a ignorare. L’aumento dei consumi elettrici, il calore disperso all’esterno che contribuisce a riscaldare ulteriormente gli spazi urbani e la necessità di adeguare le reti energetiche rendono evidente che il raffrescamento meccanico non può sostituire le strategie di adattamento.

Lo ricorda anche Chloe Brimicombe, climatologa dell’Università di Oxford, osservando come durante le ondate di calore una quota crescente di energia venga impiegata per raffreddare i data center. “Le vite umane sono più preziose dell’intelligenza artificiale, o almeno dovrebbero esserlo”, ha osservato la ricercatrice.

Ed è probabilmente questo il punto che il dibattito politico fatica a cogliere. Il cambiamento climatico impone di scegliere come utilizzare risorse, energia e investimenti per proteggere la salute pubblica. Trasformare il climatizzatore in un simbolo identitario può alimentare il confronto politico, ma non renderà le città europee più resilienti né ridurrà il numero delle vittime durante le prossime ondate di calore.

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