17 Luglio 2026
/ 17.07.2026

Incendi, l’Italia brucia sempre prima. Anche il Nord

Il report “Italia in fumo 2026” di Legambiente fotografa una stagione critica: già 469 roghi e 9.545 ettari in cenere nei primi mesi dell’anno, prima ancora che parta l’antincendio boschivo. Al Governo 14 proposte per passare dall’emergenza alla prevenzione

Il fuoco in Italia non aspetta più l’estate. Crisi climatica e temperature record stanno allungando la stagione critica degli incendi, con roghi che divampano ormai anche in primavera e in inverno, prima che scatti ufficialmente la stagione dell’antincendio boschivo (AIB), fissata dal 15 giugno al 15 ottobre. È la fotografia scattata dal nuovo report “Italia in fumo 2026” di Legambiente, diffuso il 16 luglio, nel picco di caldo. Dal 1° gennaio al 15 giugno, nei mesi che dovrebbero essere a bassa intensità, si sono già registrati 469 roghi – il 36,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025 – e 9.545 ettari andati in fumo, pari a 13.368 campi da calcio. Numeri che, di questo passo, rischiano di superare il bilancio del 2025: un annus horribilis con 96.517 ettari bruciati, quasi il doppio del 2024.

La nuova geografia del fuoco

A cambiare non è solo il calendario, ma anche la mappa. Regioni fino a poco fa considerate a basso rischio nei mesi pre-estivi oggi finiscono in prima linea. Al Nord spicca il Piemonte, con 355 ettari bruciati contro i 23 dello stesso periodo del 2025, e la Liguria, con 386 ettari e 10 roghi. Al Centro preoccupa la Toscana, dove nel solo mese di maggio sono bruciati 623 ettari in provincia di Lucca.

Il Mezzogiorno resta però l’epicentro: la Sicilia guida con 4.769 ettari e 175 roghi, seguita dalla Calabria con 1.543 ettari. Ed è ancora la Sicilia a detenere il primato più amaro, con 1.800 ettari distrutti all’interno di siti della rete Natura 2000, aree di grande pregio naturalistico.

La novità di quest’anno è l’Indice di recidività comunale, con cui Legambiente misura per la prima volta la persistenza dei roghi negli stessi territori. I dieci Comuni più colpiti – tra i dieci e gli oltre venti focolai ciascuno, sempre prima della stagione AIB – si trovano tutti in Sicilia e Calabria: da Montalbano Elicona a Reggio di Calabria, fino a Papasidero. Un segnale che dietro molti incendi c’è una precisa vulnerabilità.

La prevenzione come vera difesa

Al Governo l’associazione indirizza 14 proposte, a partire dalla richiesta di anticipare la stagione AIB almeno al 15 maggio. Tra i nodi irrisolti, il catasto delle aree percorse dal fuoco, che molti Comuni non hanno mai realizzato, e un grave ritardo nella pianificazione forestale: solo il 21% della superficie boscata italiana è oggi soggetto a pianificazione forestale.

Legambiente chiede anche un sistema nazionale trasparente e di facile consultazione, sul modello dell’europeo EFFIS, oltre a sanzioni più severe per chi appicca il fuoco. “La prevenzione rappresenta l’unica vera difesa efficace contro gli incendi boschivi, insieme alla cura del bosco e al contrasto all’abbandono delle campagne”, sottolinea Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Per Antonio Nicoletti, responsabile aree protette dell’associazione, il fuoco è ormai “un fenomeno ciclico e prevedibile”: la strada obbligata è passare “dalla logica del soccorso a quella della cura”.

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