8 Settembre 2026
/ 8.09.2026

Dalla Corea al Mediterraneo, i coralli non hanno più tempo per riprendersi

A Jeju i “giardini” di corallo molle collassano. E il fenomeno racconta qualcosa che riguarda anche le nostre coste

A Jeju, isola sudcoreana, i coralli non si limitano a sbiancare: perdono la loro forma. Come riportato da Reuters in un’inchiesta firmata da Hyeyoon Cho, il fenomeno ha un nome tecnico ancora poco diffuso, “cedimento”, e riguarda i coralli molli, privi dello scheletro rigido di carbonato di calcio che sostiene quelli duri. Quando le condizioni ambientali cambiano bruscamente, la pressione interna dei fluidi che li tiene eretti viene meno, e le colonie collassano su se stesse.

Un ecosistema patrimonio UNESCO sotto stress

Il Paran Ocean Citizen Science Center, gruppo di subacquei volontari che monitora l’area, ha documentato che circa metà delle isole al largo dell’isolotto di Beomseom ha attraversato un nuovo episodio negli ultimi mesi. Non è la prima volta: il ricercatore Kim Taihun, insieme alla collega Anna Beate Jöst del Korea Institute of Ocean Science and Technology, aveva già descritto un primo grande collasso nel 2024 in uno studio pubblicato su Scientific Reports.

Il problema, spiega Kim a Reuters, è che ogni ripetizione lascia i coralli più deboli: “Si riprendono parzialmente, poi molti si spezzano di nuovo, e la loro capacità di recupero continua a diminuire”. Quest’anno pesano un’ondata di calore record sulla penisola coreana, piogge intense e l’apporto di acqua dolce dal fiume Yangtze, che altera la salinità in una zona già al limite settentrionale di distribuzione dei coralli nel Mar Cinese Orientale.

Chi vive di quel mare se ne accorge per primo

A raccontare il cambiamento non sono solo i dati, ma chi si immerge per lavoro. Ko Myeong-hyo, “haenyeo” di terza generazione – le tradizionali pescatrici subacquee di Jeju, che da secoli si immergono in apnea per raccogliere molluschi e alghe, mestiere riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale – descrive così l’accelerazione degli ultimi due anni: “Vedere il giardino di coralli collassare e diventare bianco è stato davvero disorientante. Temevo che l’intero mare potesse collassare”.

Sua madre, Son Choon-sook, che si immerge da 45 anni, nota che il pescato si è ridotto e le giornate di lavoro sono passate da cinque a tre ore. Per l’esperto ambientale di Paran, Yoon Sanghoon, la posta in gioco è sistemica: “Se questo ecosistema di base collassa, c’è la concreta possibilità che l’intero ecosistema marino possa collassare”.

Lo stesso copione anche in Europa

Jeju si aggiunge a un quadro che la NOAA descrive dal 2024 come il quarto evento globale di sbiancamento dei coralli mai registrato, il secondo in dieci anni, con oltre l’80% delle barriere coralline esposte a stress termico da sbiancamento. Riguarda da vicino anche l’Europa: nel Mediterraneo, secondo gli studi di Joaquim Garrabou e colleghi su Global Change Biology, le ondate di calore marine hanno già causato mortalità di massa di gorgonie come Corallium rubrum e Paramuricea clavata, con danni osservati anche lungo le coste italiane, da Portofino all’Elba. Mari diversi, stessa causa: temperature che salgono più in fretta di quanto questi organismi riescano a sopportare.

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