4 Settembre 2026
/ 4.09.2026

Trovata in Cina l’ambra più antica del mondo

Ha 385 milioni anni e supera di 65 milioni di anni il record precedente

In un giacimento di carbone nel nordovest della Cina un team dell’Accademia delle Scienze cinese ha recuperato 241 frammenti di resina fossile datati a 385 milioni di anni fa. Il dato supera di 65 milioni di anni il precedente primato, detenuto finora da un’ambra di 325 milioni di anni scoperta nel Carbonifero. Lo studio è pubblicato su Science Advances.

Perché l’ambra conta più di un semplice fossile

Al di là del valore estetico, l’ambra è un archivio naturale: intrappola pollini, frammenti vegetali, insetti e in alcuni casi piccoli vertebrati, conservandoli intatti per centinaia di milioni di anni. Ogni nuovo ritrovamento racconta l’età della resina in sé e apre una finestra diretta sull’ecosistema in cui si è formata. Retrocedere l’origine dell’ambra di 65 milioni di anni significa quindi retrocedere anche la possibilità di osservare, un giorno, un pezzo di mondo devoniano rimasto sigillato fino ad oggi.

Un ritrovamento che ha messo in dubbio se stesso

Le prime datazioni avevano fatto esitare gli stessi ricercatori: il materiale sembrava troppo antico per essere resina fossilizzata, e per un momento si è pensato a una sostanza diversa simile all’ambra. Solo una serie di analisi chimiche ha confermato l’identità dei reperti. Fino a questa scoperta, l’ipotesi prevalente collegava la comparsa della resina alla diffusione dei primi insetti fitofagi: la pianta si difendeva da chi la mangiava. I nuovi frammenti risalgono invece a un’epoca, il Devoniano, in cui questi insetti non esistevano ancora.

Contro cosa si proteggevano allora

Gli autori dello studio non hanno ancora identificato la specie arborea da cui proviene la resina, ma indicano un’altra origine possibile della funzione difensiva: funghi parassiti capaci di intaccare la corteccia, e incendi frequenti che ferivano gli alberi in profondità. La resina avrebbe iniziato a sigillare queste lesioni ben prima che gli insetti diventassero un problema, mantenendo però lo stesso compito che le riconosciamo oggi: chiudere la ferita e tenere a distanza gli agenti patogeni. In altre parole, la funzione difensiva della resina non nasce con l’insetto che oggi associamo a essa, ma lo precede: la pianta era già equipaggiata quando il nuovo pericolo si è presentato.

Fin dove si può ancora retrocedere

Chang Luo, primo autore della ricerca, considera i 385 milioni di anni un punto di partenza, non un limite. Il team ipotizza che le prime forme di produzione di resina possano risalire fino a 540 milioni di anni fa, un’epoca in cui le piante terrestri stavano appena diversificandosi. Luo ha già indicato le aree geologiche su cui concentrare le prossime ricerche, nella speranza di trovare tracce ancora più antiche in altri giacimenti di carbone della stessa regione.

Restano intanto i dati verificati: 241 frammenti che spostano di 65 milioni di anni la cronologia di una delle difese vegetali più diffuse al mondo, e che riscrivono l’ordine con cui piante e insetti si sono influenzati a vicenda nella storia evolutiva della Terra.

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