14 Settembre 2026
/ 14.09.2026

Il Mediterraneo ha 552 GW di energia rinnovabile nel cassetto: deve imparare a usarli

Solare ed eolico potrebbero trasformare l’area in una grande piattaforma energetica rinnovabile. Ma tra progetti annunciati e impianti realmente in funzione resta una distanza fatta di reti insufficienti, accumuli e ritardi

Ci sono 552 gigawatt di nuova capacità solare ed eolica che potrebbero cambiare il profilo energetico del Mediterraneo. È la potenza complessiva dei grandi progetti annunciati o già in fase di sviluppo nella regione, secondo i dati del Global Integrated Power Tracker ripresi da Global Energy Monitor. Un portafoglio che vale circa 792 miliardi di dollari, pari a 682,8 miliardi di euro. Per dare la misura della scala, la capacità supera i 548,3 GW di generazione elettrica complessivamente prevista negli Stati Uniti, considerando tutte le fonti energetiche.

Il dato va però letto per quello che è: tra la capacità annunciata e l’elettricità effettivamente prodotta c’è ancora una enorme distanza fatta di autorizzazioni, investimenti, infrastrutture e tempi di realizzazione. Ed è proprio in questa strettoia  che si giocherà la partita energetica del Mediterraneo.

La corsa verso il 2030

Quasi due terzi della capacità oggi in sviluppo, 361,3 GW, puntano a entrare in esercizio commerciale entro il 2030. Se le scadenze saranno rispettate, la capacità solare ed eolica operativa nella regione aumenterà del 43%, arrivando a coprire circa un terzo dell’attuale mix energetico.

Sono numeri che raccontano una crescita significativa, anche se ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi regionali sulla transizione energetica. Il rapporto di Global Energy Monitor rileva comunque che i governi mediterranei hanno messo in campo “politiche, programmi e strategie ambiziosi”.

Il passaggio dagli annunci ai cantieri resta però determinante. Un progetto può essere contabilizzato come capacità futura molto prima di produrre il primo kilowattora. E, una volta costruito l’impianto, servono reti capaci di assorbire e distribuire l’elettricità, oltre a sistemi di accumulo in grado di gestire la variabilità di sole e vento.

La lezione della Spagna

In Europa, la Spagna offre già un’indicazione di ciò che può accadere quando la crescita delle rinnovabili diventa una componente strutturale del sistema elettrico.

Il Paese dispone del maggiore potenziale solare su larga scala tra quelli analizzati, con 108,8 GW, ed è terzo per capacità eolica, con 56,6 GW. Lo scorso anno il 75% della sua elettricità è arrivato da fonti non fossili. Dal 2019, inoltre, la maggiore disponibilità di produzione rinnovabile ha ridotto del 75% l’influenza delle centrali fossili sul prezzo dell’elettricità.

Il beneficio è arrivato anche alle famiglie: secondo i dati riportati nell’analisi, gli investimenti in eolico e solare hanno contribuito a un risparmio medio di circa 10 euro al mese sulle bollette elettriche.

“La Spagna ha spezzato il legame rovinoso tra i prezzi dell’energia e la volatilità dei combustibili fossili”, ha spiegato a Euronews Chris Rosslowe, analista senior del think tank Ember. Ma la trasformazione non è conclusa. “Potenziare le reti elettriche e le batterie aiuterà la Spagna a liberarsi definitivamente dalla dipendenza dai combustibili fossili”, aggiunge Rosslowe.

È un elemento che riguarda l’intera regione. Aumentare la produzione rinnovabile senza adeguare contemporaneamente reti e accumuli significa infatti rischiare di non riuscire a utilizzare pienamente la nuova capacità disponibile.

L’Egitto punta anche sull’idrogeno

La crescita non riguarda soltanto la sponda europea. L’Egitto si sta affermando come uno dei principali poli della nuova capacità rinnovabile nordafricana, con quasi 100 GW di progetti solari ed eolici in sviluppo.

In questo caso, una parte consistente degli investimenti è legata anche alla decarbonizzazione dell’industria. Secondo Global Energy Monitor, 37,7 GW di capacità rinnovabile in sviluppo sono direttamente collegati ad applicazioni per la produzione di idrogeno verde.

Nella graduatoria dei progetti seguono Grecia, Italia, Marocco, Francia e Sahara Occidentale. Un quadro che mostra quanto sia distribuita la spinta alla nuova generazione rinnovabile, ma anche quanto siano diverse le condizioni da un Paese all’altro.

“I Paesi del Mediterraneo non partono da zero nella transizione energetica”, osserva Hailey Deres, ricercatrice senior di Global Energy Monitor. La COP31 di Antalya, aggiunge, può servire a “mostrare gli incredibili progressi compiuti finora” e a consolidare quanto già realizzato.

Il collo di bottiglia

La rete elettrica europea resta una delle principali incognite. Deres indica l’obsolescenza delle infrastrutture di rete come uno degli ostacoli destinati a determinare “in ultima analisi” quanta della capacità rinnovabile prevista verrà effettivamente costruita.

Il Mediterraneo dispone di sole, vento e spazi per sviluppare nuova generazione elettrica; dispone anche di una massa crescente di investimenti già annunciati. Il passaggio successivo richiede però infrastrutture all’altezza: connessioni, reti, accumuli e impianti effettivamente realizzati.

I 552 GW fotografano quindi una possibilità enorme, ma ancora incompleta. Il valore della transizione si misurerà nei megawatt che entreranno in esercizio e nella capacità di trasformare quella nuova elettricità in un sistema meno esposto alla volatilità dei combustibili fossili. Anche per i consumatori, alla fine, è questo il dato che conta: quanta parte di quella potenza arriverà nella rete e quanto riuscirà a incidere sui costi dell’energia.

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