Mentre il Giro d’Italia chiudeva i battenti con le ammiraglie e i milioni di spettatori in tv, a Milano stava succedendo qualcos’altro. Dal 27 maggio al 1° giugno il capoluogo lombardo ha ospitato la 32esima edizione dei Cycle Messenger World Championships (Cmwc), i Mondiali dei bike messenger – i corrieri in bicicletta – per la prima volta in Italia. Circa mille ciclisti da quattro continenti, nessun palco, nessuna diretta televisiva, nessun main sponsor. Solo il manifesto da timbrare e le strade da conoscere meglio degli altri.
La prima edizione
Il bike messenger nasce nelle grandi città americane alla fine degli anni Settanta: a Manhattan e a San Francisco ci si accorge che nel traffico urbano una bicicletta batte qualsiasi corriere motorizzato. Il modello si diffonde in fretta, poi arrivano le cargo bike e anche nelle città italiane ormai le si vede ovunque. Ma i messenger non sono solo lavoratori con una bici, si riconoscono in una comunità internazionale con valori condivisi: sostenibilità, mutuo aiuto, autonomia. I Mondiali nascono da questa consapevolezza, più di trent’anni fa a San Francisco, per iniziativa di Marcus Cook. La prima edizione si tenne a Berlino. Milano aveva già ospitato gli Europei nel 2014; per i Mondiali era la prima volta.
L’evento è stato organizzato da Messengers United Milan (Mum), il collettivo locale di messenger. Il tema scelto è stato l’inclusività, applicata subito alle iscrizioni: nessuna quota fissa, ma un sistema a scaglioni tarato sul reddito medio del Paese di provenienza. Chi viene dall’Indonesia o dal Brasile paga meno di chi arriva dalla Svizzera. Nessun main sponsor, e una scelta netta: esclusi a priori tutti i brand collegati, anche indirettamente, al commercio di armi.
La gara principale
La gara principale, la Main Race, si è svolta tra Parco Baden Powell e Parco Segantini, nella zona dei Navigli. Il percorso era chiuso e sconosciuto anche ai locali, per azzerare i vantaggi geografici. Dentro ci sono zone pedonali da rispettare e una serie di checkpoint che simulano prese e consegne. Ogni corridore porta con sé il manifesto – il foglio con la mappa e gli indirizzi – e vince chi ne accumula di più nel tempo stabilito. Non la velocità in sé, ma la capacità di leggere la città.
Accanto alle gare, dibattiti e workshop su mobilità sostenibile, sicurezza stradale e cooperative di corrieri. I Cmwc non competono con il Giro d’Italia e non ci provano nemmeno. Sono più piccoli, più rumorosi, più disordinati. Non ci sono maglie iridate né premi in denaro. Ci sono mille persone che pedalano con un foglio in tasca, che le città le conoscono dall’interno perché ci lavorano ogni giorno, e che una volta all’anno si ritrovano per ricordarselo insieme.
