Per la prima volta in 37 anni, il Goldman Environmental Prize, conosciuto anche come il “Nobel verde”, premia un gruppo interamente femminile. Sei attiviste, sei continenti e un filo conduttore: trasformare impegni ambientali locali in risultati destinati a fare scuola. Il riconoscimento, istituito nel 1989 dai filantropi Richard e Rhoda Goldman, assegna ogni anno 200 mila dollari a leader ambientali e ha già premiato 239 attivisti in 98 Paesi, di cui oltre un centinaio donne.
Dalle comunità ai tribunali
La battaglia legale di Sarah Finch, nel Regno Unito, contro nuove trivellazioni ha portato nel 2024 a una sentenza della Corte Suprema che impone di valutare l’impatto climatico complessivo dei combustibili fossili, inclusa la loro combustione. Un principio che ha già inciso su decisioni relative a nuove concessioni nel Mare del Nord, a una miniera di carbone profonda – la prima in oltre trent’anni – e ad altri progetti ad alta intensità emissiva. Secondo Greenpeace UK, si tratta di “una svolta epocale”, perché collega direttamente le autorizzazioni industriali alle emissioni globali: la gran parte dell’impatto dei combustibili fossili, ricordano gli esperti, deriva dalla loro combustione e non solo dall’estrazione.
Sulla stessa linea si muove Borim Kim, attivista sudcoreana e fondatrice di Youth 4 Climate Action. La sua causa ha portato la Corte costituzionale a riconoscere che politiche climatiche insufficienti possono violare i diritti delle generazioni future. È la prima decisione di questo tipo in Asia guidata da giovani, e rafforza un filone crescente di contenzioso climatico che, secondo diversi monitoraggi internazionali, conta ormai centinaia di casi nel mondo.
Fermare i fossili, difendere i territori
In Colombia, Yuvelis Morales Blanco ha trasformato una protesta locale in un caso nazionale. Cresciuta sulle rive del fiume Magdalena, ha iniziato ad attivarsi dopo una fuoriuscita di petrolio nel 2018 che ha causato la morte di migliaia di animali e lo sfollamento di numerose famiglie. “Non avevamo altro che il fiume: era come una madre”, ha raccontato. La mobilitazione, tra proteste e pressione pubblica, ha contribuito a fermare i progetti di fracking commerciale e a portare la questione al centro delle elezioni colombiane del 2022.
Negli Stati Uniti, Alannah Acaq Hurley, leader indigena Yup’ik, ha coordinato 15 nazioni tribali riuscendo a bloccare un grande progetto minerario nella regione di Bristol Bay, in Alaska. L’area ospita una delle più grandi popolazioni di salmoni selvatici al mondo, con un valore economico e alimentare cruciale per le comunità locali. Il caso è diventato un riferimento per il ruolo delle popolazioni indigene nella tutela degli ecosistemi.
Miniere, biodiversità e responsabilità
Il fronte estrattivo è al centro anche del lavoro di Theonila Roka Matbob in Papua Nuova Guinea. La sua campagna ha costretto il colosso Rio Tinto, seconda compagnia mineraria al mondo, ad assumersi responsabilità per i danni ambientali e sociali della miniera di Panguna, chiusa nel 1989 ma ancora fonte di contaminazione per suolo e corsi d’acqua. Un precedente rilevante in un settore dove le conseguenze a lungo termine restano spesso senza risposte.
In Nigeria, l’ecologa Iroro Tanshi ha riportato l’attenzione su una crisi meno visibile: la sopravvivenza del pipistrello dalle foglie rotonde a coda corta, specie a rischio critico. Dopo averlo riscoperto nel santuario dei monti Afi, ha avviato un programma di conservazione coinvolgendo le comunità locali, anche per contrastare gli incendi appiccati per attività agricole o di caccia. Un lavoro che incide sia sulla biodiversità sia sulla stabilità degli ecosistemi.
Un premio che misura i risultati
“I veri leader si trovano ovunque intorno a noi”, ha dichiarato John Goldman, vicepresidente della fondazione. Dalla sua nascita, il premio ha spesso anticipato percorsi poi entrati nelle politiche pubbliche, con vincitori diventati nel tempo funzionari governativi, leader di ONG e, in alcuni casi, anche premi Nobel. L’edizione 2026 mette in evidenza come azioni locali, se sostenute da strumenti legali, mobilitazione sociale e basi scientifiche solide, passono incidere direttamente su decisioni industriali e politiche.
