Nella notte tra il 21 e il 22 giugno, la baleniera Hvalur 9 è rientrata a Hvalfjörður con due balenottere comuni a bordo. Erano le prime catture, e soprattutto le prime due uccisioni, islandesi dal 2023. La notizia è stata confermata dall’emittente pubblica RÚV e ha suscitato la reazione immediata delle organizzazioni animaliste internazionali. La notizia non era inattesa: le navi erano salpate da Reykjavik il venerdì sera precedente, con regolare licenza quinquennale rilasciata dal governo islandese nel dicembre 2024.
La balenottera comune (Balaenoptera physalus) è il secondo animale più grande del Pianeta dopo la balenottera azzurra. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura la classifica come specie globalmente vulnerabile all’estinzione. Nonostante ciò, negli ultimi vent’anni l’Islanda ne ha uccise più di mille.
Tra pause e ritorni
La pausa del 2024 e del 2025 non era stata una scelta di principio. La caccia alle balenottere comuni in Islanda è gestita da un’unica azienda, Hvalur hf., il cui mercato di esportazione principale è il Giappone. Negli ultimi anni Tokyo ha accumulato scorte di carne di balena che non riesce a smaltire, dal momento che la domanda interna è in calo strutturale, e ha contemporaneamente ampliato la propria flotta baleniera. Risultato: il prodotto islandese non trova acquirenti. La stagione 2024 e quella 2025 erano state cancellate non per pressioni diplomatiche o ambientaliste, ma perché il conto economico non tornava.
Quote ridotte, ma non abbastanza
L’Istituto islandese di ricerca marina e d’acqua dolce ha pubblicato ad aprile le raccomandazioni per la stagione 2026: massimo 150 balenottere comuni e 168 balenottere minori. Rispetto alle quote medie del periodo 2018-2025, si tratta di riduzioni rispettivamente del 28% e del 23%. Il permesso quinquennale rilasciato nel 2024 autorizzava in teoria fino a 209 balenottere comuni e 217 balenottere minori all’anno fino al 2029. Restano comunque numeri inaccettabili, denuncia la Humane World for Animals, organizzazione nata dalla fusione tra Humane Society International e Humane Society of the United States.
Vale la pena ricordare un dato pubblicato nel 2023 dall’Autorità islandese per l’alimentazione e la veterinaria: il 41% delle balene uccise durante le battute islandesi soffre enormemente prima di morire, con un tempo medio di decesso di 11,5 minuti. In alcuni casi si sono registrate agonie fino a due ore. L’arpione esplosivo, metodo standard, non garantisce la morte immediata.
Il disegno di legge che arriverà troppo tardi
La ministra islandese dell’Industria e del Commercio, Hanna Katrín Friðriksson, ha annunciato l’intenzione di presentare in autunno un disegno di legge per vietare la caccia alle balene. Humane World for Animals ha accolto favorevolmente l’annuncio, con una riserva esplicita. “È troppo tardi per fermare questa straziante uccisione quest’estate”, ha dichiarato Joanna Swabe, direttrice senior per gli affari pubblici europei dell’organizzazione. “Sappiamo che questa povera balena avrà probabilmente subito immense e prolungate sofferenze dopo essere stata colpita da un arpione esplosivo, una morte agonizzante per una carne che praticamente nessuno in Islanda vuole mangiare”.
Il paradosso è evidente: il governo promette di vietare la caccia, ma nel frattempo rilascia licenze e lascia salpare le navi. La spiegazione sta nella struttura giuridica: il permesso quinquennale era già stato emesso dall’esecutivo precedente e non può essere revocato senza un intervento legislativo. La legge non c’è ancora. La stagione è già aperta.
Il nodo europeo
C’è un ulteriore elemento politico che rende la vicenda più complicata. L’Islanda è candidata all’adesione all’Unione Europea e ad agosto è previsto un referendum popolare sul tema. L’UE ha una posizione storicamente contraria alla caccia commerciale alle balene. Humane World for Animals ha definito “una farsa” il fatto che Reykjavik conduca trattative di adesione con Bruxelles mentre le sue navi cacciano specie vulnerabili in aperta violazione della moratoria internazionale del 1986. “L’UE deve assumere una posizione ferma e irremovibile su questo tema”, ha dichiarato Swabe. Islanda, Norvegia e Giappone sono gli unici tre Paesi che continuano ufficialmente la caccia commerciale alle balene. La Commissione Baleniera Internazionale ha imposto la moratoria quarant’anni fa. L’Islanda aveva lasciato la Commissione nel 1992, vi era rientrata nel 2002 con una deroga. Da allora, il meccanismo non si è mai chiuso davvero.
Prima della partenza delle navi, venerdì 20 giugno, un manifestante si era incatenato all’albero maestro dell’Hvalur 9 nel porto di Reykjavik. È rimasto a bordo fino all’arrivo a Hvalfjörður, dove è sceso ed è stato allontanato dalla polizia. Secondo i sondaggi più recenti, la maggioranza degli islandesi è contraria alla caccia alle balene. Il settore resiste e non per consenso popolare ma per l’inerzia normativa e gli interessi economici di una singola azienda.
