22 Luglio 2026
/ 22.07.2026

La Francia stacca la spina: niente social sotto i 15 anni

Parigi è il primo Paese europeo a vietare le piattaforme ai ragazzi che non hanno ancora compiuto quindici anni. Il divieto scatta il 1° settembre per i nuovi iscritti e a gennaio 2027 per chi un profilo ce l’ha già. Ma restano aperti due nodi: come si verifica l’età e chi punisce chi sgarra

Il calendario voluto dall’Eliseo è stato rispettato per un soffio. Nell’ultimo giorno utile, Assemblea nazionale e Senato hanno approvato la legge che vieta l’accesso ai principali social network ai minori di 15 anni: 279 voti favorevoli e 81 contrari, un consenso trasversale piuttosto raro nella politica francese di questi anni. La Francia diventa così il primo Paese europeo – e il secondo al mondo, dopo l’Australia – a introdurre un divieto tanto netto. Il presidente Emmanuel Macron, che della misura è stato il principale sponsor, l’ha definita una questione di civiltà.

Due date e quattro mesi di transizione

La legge entrerà in vigore in due tempi. Dal 1° settembre, giorno del rientro a scuola, nessun under 15 potrà aprire un nuovo account su TikTok, Instagram, Snapchat o X: al momento della registrazione scatterà l’obbligo di verifica dell’età. Per i profili già attivi è previsto un periodo transitorio di quattro mesi, al termine del quale – dal 1° gennaio 2027 – gli account riconducibili a utenti troppo giovani dovranno essere chiusi. Restano fuori dal divieto alcune piattaforme educative e scientifiche. Lo stesso testo estende ai licei il divieto di usare il cellulare, finora previsto solo nelle scuole medie e non sempre rispettato.

Le ragioni della stretta

Alla base c’è un lavoro istruttorio durato anni: a gennaio l’agenzia nazionale di sicurezza sanitaria ha consegnato un rapporto di oltre cinquecento pagine sugli effetti dell’uso intensivo delle piattaforme sui più giovani. Il punto sollevato dagli esperti è sempre lo stesso: gli algoritmi sono costruiti per trattenere l’attenzione il più a lungo possibile, e sui giovanissimi questo significa maggiore esposizione al cyberbullismo e ai contenuti violenti. In aula la relatrice ha citato la frammentazione dell’attenzione, le ricadute sulla memoria e sulla lettura, l’aggravarsi dei disturbi alimentari.

Chi deve controllare l’età

Il governo sostiene che gli strumenti esistono già e che la responsabilità della verifica ricadrà sulle piattaforme, chiamate a offrire almeno due sistemi alternativi. Il riferimento è a servizi come France Identité, l’identità digitale pubblica non troppo diversa dal nostro Spid. Come funzionerà davvero, però, si vedrà a settembre.

Il secondo nodo è più delicato: Parigi non può sanzionare direttamente TikTok, Instagram o Snapchat. Dopo il confronto con la Commissione, il testo è stato alleggerito dei passaggi che assegnavano nuovi poteri all’Arcom, l’autorità francese per l’audiovisivo e il digitale, giudicati ridondanti rispetto al Digital Services Act europeo. Alla Francia resta il compito di segnalare le violazioni, a Bruxelles quello di intervenire: multe fino al 6% del fatturato mondiale annuo, ordini di modifica tecnica, sorveglianza rafforzata. Per i ragazzi che aggireranno il divieto, invece, non è prevista alcuna sanzione.

Le critiche

Il fronte contrario non è marginale. I deputati della France insoumise hanno votato no, giudicando la norma liberticida e insieme facile da aggirare. Dall’altra parte dello schieramento è arrivata la stroncatura di Xavier Niel, fondatore di Iliad e considerato vicino a Macron: su X ha bollato la legge come un’idiozia, perché gli adolescenti conoscono già tutte le scorciatoie per superare i filtri.

Il precedente è australiano, dove una norma analoga è in vigore da dicembre; sulla stessa strada si è mossa la Malesia. Ora l’esperimento francese diventa il banco di prova europeo, osservato con attenzione anche in Italia. Macron punta a una coalizione dei volenterosi sulla protezione dei minori, tema che ha già portato al G7 di Evian, mentre Ursula von der Leyen ha annunciato per dopo l’estate le proposte della Commissione per un dispositivo comune. Il caso francese non resterà a lungo isolato.

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