Gli italiani continuano a muoversi come sempre, mani sul volante e piede sull’acceleratore. Ma almeno cominciano a sognare il manubrio. E qualcuno inizia a fare sul serio. Le anticipazioni dell’Osservatorio Audimob di Isfort, presentate a Roma nella prima giornata di ECO – Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti, raccontano esattamente questo: un Paese affezionatissimo all’automobile, ma sempre più curioso verso le due ruote.
I numeri, per ora, premiano la tradizione. Nel 2025 l’auto vale ancora oltre il 60% degli spostamenti, mentre il trasporto pubblico resta inchiodato sotto il 10%, lontano dai livelli del 2019. Gli italiani, intanto, si muovono di più: 101 milioni di spostamenti al giorno contro gli 89 milioni del 2021. A crescere non è però la distanza percorsa, ma il numero dei viaggi. E in mezzo a queste abitudini consolidate qualcosa cambia: aumenta il ricorso alle due ruote, tanto le biciclette e la micromobilità quanto i motocicli.
Il dato più sorprendente non riguarda ciò che gli italiani fanno, ma ciò che vorrebbero fare. E la voglia di bici corre forte: secondo l’Osservatorio Audimob il 38,2% degli italiani vorrebbe pedalare di più, contro un risicato 3,9% che vorrebbe farlo di meno. Un rapporto di quasi dieci a uno: un plebiscito. Anche il trasporto pubblico gode di buona stampa (+13,8), con il 36,3% che vorrebbe usarlo di più. L’automobile, al contrario, incassa un secco -10,8: quasi un italiano su quattro (il 23,8%) dichiara di volerla usare meno.
Il paradosso dei due chilometri
Se le intenzioni sono così virtuose, dove sta l’inghippo? In garage. Perché oltre un quarto degli spostamenti sotto i 2 chilometri – il 27,3%, per la precisione – viene ancora fatto in automobile. Tragitti brevissimi, spesso più rapidi a piedi o in sella, affrontati invece a quattro ruote per forza d’inerzia: oltre l’80% dei viaggi degli italiani si svolge entro 10 chilometri da casa e l’85% dura meno di mezz’ora. Il problema non è la distanza ma le abitudini consolidate nei decenni.
A tirare la volata della sostenibilità sono soprattutto due categorie. Tra i giovani il trasporto pubblico pesa quasi il triplo rispetto alle fasce più mature (15,4% contro 5,2%), mentre le donne mostrano comportamenti mediamente più attenti, tra spostamenti a piedi, mezzi pubblici e auto condivisa. Non è un caso isolato: sono gli stessi profili che si dicono più pronti a lasciare l’auto in garage. Segnali che raccontano un cambio generazionale già in corso, più che una moda passeggera.
Dalle parole ai pedali
Resta l’ostacolo più difficile: trasformare le buone intenzioni in tragitti reali. Come sottolinea la stessa Isfort, la disponibilità a cambiare non diventa automaticamente un comportamento. Servono piste ciclabili, servizi efficienti, alternative davvero competitive con l’auto. E qui pesano le differenze territoriali: nei Comuni sopra i 250 mila abitanti il trasporto pubblico raggiunge il 18,4%, nei piccoli centri crolla al 4-5% e l’auto sfiora il 75%. La voglia di due ruote, insomma, c’è. Ora tocca alle città costruire le corsie giuste e le formule commerciali giuste. Perché le auto vengono vendute da sempre mobilitando il meglio della pubblicità e del marketing, mentre in poche città il trasporto pubblico brilla per proposte concrete e capacità persuasiva.
Questa ricerca evidenzia un nuovo mercato potenziale per un trasporto a più basso impatto ambientale. Gli studi sulla salute dimostrano che il cambiamento potrebbe salvare la vita a decine di migliaia di italianiogni anno. I climatologi spiegano che il taglio drastico delle emissioni serra (in buona parte legate all’inquinamento urbano) è una necessità immediata per il benessere collettivo. Sarebbe una buona idea, nella vicina campagna elettorale, chiedere ai partiti che programmi hanno sulla transizione ecologica e sulla mobilità sostenibile.
