Il ghiacciaio del Triglav, sulla montagna più alta della Slovenia, è scomparso. Dopo un’estate segnata da temperature eccezionalmente elevate, anche l’ultimo residuo di ghiaccio si è fuso, lasciando scoperta la roccia a quasi 2.900 metri di altitudine. A confermarlo sono le fotografie scattate il 19 ottobre 2026 dai ricercatori dell’Istituto geografico Anton Melik e pubblicate dal Guardian, che documentano la scomparsa di una delle masse glaciali più rappresentative delle Alpi sudorientali.
La notizia ha un significato particolare per la Slovenia. Il Triglav, alto 2.864 metri, compare sulla bandiera nazionale ed è uno dei principali simboli dell’identità del Paese. La sua progressiva perdita di ghiaccio era monitorata da decenni, ma le temperature degli ultimi anni hanno accelerato un processo ormai irreversibile.
Da 40 ettari a pochi metri di ghiaccio
A metà Ottocento il ghiacciaio occupava circa 40 ettari, equivalenti a una cinquantina di campi da calcio. Nel 1946, quando iniziarono le misurazioni scientifiche sistematiche, la superficie era già scesa a 14 ettari. Tra il 1983 e il 2003 il ghiacciaio ha perso il 93% della propria estensione, riducendosi a meno di un ettaro.
Per oltre vent’anni i pochi frammenti rimasti hanno resistito alle temperature crescenti. Poi, negli ultimi cinque anni, il ghiaccio si è ulteriormente assottigliato e frammentato in piccole sacche isolate. All’inizio di ottobre restavano appena pochi metri della massa principale. Le immagini successive hanno confermato la completa scomparsa del ghiaccio superficiale.
Matija Zorn, direttore dell’Istituto geografico Anton Melik, segue l’evoluzione del Triglav dal 2001. Al Guardian ha raccontato un episodio significativo: nel 2002 i ricercatori prelevarono un campione di ghiaccio profondo circa cinque metri. Tornati nello stesso punto l’anno successivo, trovarono soltanto roccia.
Le Alpi perdono ghiaccio a velocità crescente
La scomparsa del Triglav si inserisce nel rapido arretramento dei ghiacciai alpini, alimentato dall’aumento delle temperature legato alle emissioni di gas serra. Secondo i dati dei glaciologi svizzeri citati dal quotidiano inglese, la Svizzera ha perso quasi un quinto del proprio ghiaccio glaciale negli ultimi cinque anni. Per il solo 2026 è stimata una riduzione del volume del 5,5%.
In Slovenia resta il ghiacciaio dello Skuta, anch’esso fortemente ridimensionato. La sua posizione più ombreggiata dovrebbe consentirgli di resistere ancora per alcuni anni. Sotto il Triglav, invece, i ricercatori hanno individuato depositi di ghiaccio all’interno di grotte emerse durante il ritiro della massa glaciale.
La perdita ha conseguenze anche per la ricerca scientifica. I ghiacciai conservano informazioni sulle condizioni climatiche del passato e permettono di misurare gli effetti del riscaldamento globale attraverso l’evoluzione della loro superficie e del loro spessore.
Un simbolo nazionale che scompare
Per la Slovenia la scomparsa del ghiacciaio assume anche una dimensione culturale. Generazioni di alpinisti hanno conosciuto il Triglav come una montagna coperta di ghiaccio, mentre oggi il paesaggio è dominato dalla roccia. Miha Pavšek, glaciologo e guida alpina, conserva una fotografia dei genitori scattata sul ghiacciaio nel 1957. Al Guardian ha affidato una riflessione sulla trasformazione della montagna: “Con lo scioglimento del ghiacciaio, anche una parte di me se ne va”. E ha aggiunto: “Ci sono cose che gli esseri umani credevano eterne. I ghiacciai, evidentemente, non lo sono”.
