Le ondate di calore non colpiscono soltanto chi è già fragile ma anche chi non sa di esserlo. Anziani soli, bambini, persone con malattie croniche che assumono farmaci ogni giorno: sono loro i più esposti, ma il rischio non si esaurisce qui. Chiunque, in condizioni di caldo prolungato, può andare incontro a conseguenze serie se ignora alcune regole di base. Il Ministero della Salute ha aggiornato le proprie raccomandazioni, dieci indicazioni comportamentali e un opuscolo dedicato al microclima domestico, ed è da lì che conviene partire.
Le ore che fanno la differenza
La finestra più pericolosa della giornata è tra le 11.00 e le 18.00. Durante un’ondata di calore, esporsi direttamente al sole in quelle ore è il primo errore da non fare. Non è un consiglio ovvio: molte persone continuano a fare la spesa, portare i cani a passeggio o lavorare all’aperto in piena fascia di rischio. Vale anche per l’attività fisica: allenarsi nelle ore calde è controindicato, e chi pratica sport deve adattarsi progressivamente al caldo a inizio stagione, aumentando gradualmente intensità e durata delle sessioni. Idratazione adeguata e pause in ambienti freschi non sono optional, e in caso di sudorazione intensa può essere necessario reintegrare anche gli elettroliti, sempre sentendo il proprio medico.
Gli animali domestici vanno protetti quanto i bambini: l’asfalto rovente trasmette calore alle zampe e può causare danni seri anche in pochi minuti. Meglio non farli uscire nelle ore più calde e garantire sempre acqua fresca, anche in viaggio, con soste frequenti all’ombra.
Dentro casa può fare più caldo che fuori
Questa è forse l’informazione meno conosciuta tra quelle diffuse dal Ministero: se i locali sono assolati, poco areati e tetti e solai non sono ben isolati, la temperatura interna può superare quella esterna. È la norma in molti edifici italiani, costruiti senza criteri di efficienza termica.
La prima misura è la schermatura delle finestre esposte a sud e a sud-ovest con tende o oscuranti regolabili, persiane o veneziane, che blocchino la luce senza impedire il passaggio dell’aria. La seconda è la ventilazione naturale nelle ore meno calde, preferibilmente di notte. Solo a quel punto entra in gioco il condizionatore.
Il condizionatore: né troppo freddo né mal tenuto
L’aria condizionata è efficace, ma va usata correttamente. La raccomandazione del Ministero è precisa: la temperatura interna non dovrebbe scendere sotto i 25-27°C, con bassa umidità. Una differenza superiore ai 5 gradi rispetto all’esterno espone a sbalzi termici e aumenta il consumo energetico (una stanza di 20 metri quadri richiede già quasi 1 kWh). Gli impianti non sottoposti a pulizia periodica dei filtri e dell’unità esterna diventano fonti di contaminanti, oltre che meno efficienti. L’opuscolo ministeriale raccomanda un controllo tecnico del fluido refrigerante e del compressore ogni due o tre anni. Durante l’uso del condizionatore è bene limitare gli elettrodomestici che generano calore aggiuntivo: forno, ferro da stiro, phon.
Il ventilatore non abbassa la temperatura
È un equivoco diffuso. Il ventilatore accelera il movimento dell’aria e fa percepire meno caldo, ma non abbassa la temperatura ambientale. Il corpo continua a sudare e, se non si beve a sufficienza, il rischio di disidratazione aumenta. Quando la temperatura interna supera i 32°C, il ventilatore diventa controproducente. Non va mai diretto sul corpo, in particolare nel caso di anziani allettati o con mobilità ridotta.
Bere, mangiare, vestirsi: tre cose che si fanno male
Almeno un litro e mezzo d’acqua al giorno è la soglia minima indicata. Per gli anziani vale una regola diversa: il meccanismo della sete si attenua con l’età, e aspettare di sentirla prima di bere può essere pericoloso. Vanno limitate le bevande con caffeina ed evitate quelle alcoliche. Chi soffre di patologie renali, epatiche o cardiache, o segue terapie che regolano l’assunzione di liquidi, deve consultare il medico prima di modificare le proprie abitudini.
Sul fronte alimentare, il Ministero indica cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, cibi freschi e facilmente digeribili, pochi grassi e poco sale, meglio quello iodato. Un punto spesso trascurato riguarda la conservazione: rispettare la catena del freddo in estate non è una precauzione secondaria, ma una misura di sicurezza sanitaria concreta.
Anche l’abbigliamento conta. Fibre naturali, come cotone e lino, favoriscono la traspirazione; quelle sintetiche la ostacolano. All’aperto, cappello leggero e di colore chiaro, occhiali con filtri UV, crema solare ad alto fattore protettivo. Particolare attenzione ai bambini, la cui pelle è più sensibile e la cui capacità di termoregolazione è ancora immatura.
La fragilità invisibile degli anziani soli
Il campanello d’allarme per chi vive vicino a una persona anziana è sottile: una riduzione delle attività quotidiane, come muoversi in casa, vestirsi, mangiare, lavarsi, può segnalare un peggioramento delle condizioni di salute correlato al caldo. Spesso chi ne soffre non lo dice. Il Ministero invita a segnalare ai servizi socio-sanitari le situazioni che richiedono un intervento. Per i lattanti e i bambini molto piccoli: doccia tiepida per abbassare la temperatura corporea, pannolino aperto quando possibile.
In auto, mai sottovalutare
Areare l’abitacolo prima di partire è obbligatorio, anche se l’auto è climatizzata. Regolare la temperatura a non più di 5 gradi sotto quella esterna, non dirigere le bocchette sui passeggeri, tenere sempre acqua a bordo. E una regola senza deroghe: non lasciare mai bambini, neonati o animali in macchina, nemmeno per pochi minuti.
Per informazioni: www.salute.gov.it — numero di pubblica utilità 1500.
