Giovedì mattina, 25 giugno. Alle 7.30 i tabelloni della stazione Termini cominciano ad accumulare ritardi. Prima dieci minuti, poi trenta, poi il contatore smette quasi di avere senso: i treni diretti all’aeroporto di Fiumicino accusano fino a 200 minuti di ritardo. Per chi deve prendere un volo, sono quasi quattro ore di ansia.
La causa è tecnica, come sempre in questi casi: un guasto alla rete elettrica tra le stazioni di Roma Tiburtina-Fiumicino, nel tratto che collega la capitale al suo hub aeroportuale. Ma il colpo è terrificante.
Il caos si allarga: taxi fantasma e aeroporto isolato
Con i treni fermi, i viaggiatori si sono riversati sui taxi. Risultato: le code si sono allungate fino alla pensilina principale di Termini, porta di ingresso della città, ma anche porta di uscita per chi ha un volo da prendere. Chi è riuscito a trovare un taxi ha pagato la corsa in orario di punta; chi non è riuscito ha aspettato, ha imprecato, ha cambiato le prenotazioni.
La coincidenza è quasi crudele. Proprio quel giovedì mattina, mentre il sistema andava in crisi sulla Roma-Fiumicino, il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini era al Piano industriale di Fs per ragionare sul futuro del gruppo e sul programma estivo dei trasporti. Un incontro formale, di fatto per salutare in anticipo Stefano Donnarumma, l’amministratore delegato uscente.
Un addio maturato in un contesto di tensioni con l’azionista pubblico. La sua uscita ha lasciato Fs in una condizione di interregno: un gruppo da decine di miliardi di fatturato, con ramificazioni che vanno dai treni regionali a Trenitalia fino alle infrastrutture di Rfi, senza un vertice stabile.
Una fragilità strutturale che non è solo tecnica
Problemi ferroviari che si riflettono sul servizio per l’aeroporto di Fiumicino. Un servizio su ferro soggetto a blocchi ricorrenti che ogni volta producono lo stesso copione: ritardi a tre cifre, caos sui mezzi sostitutivi, turisti disorientati, pendolari furibondi. La rete elettrica che alimenta i convogli è vecchia, i margini di ridondanza sono insufficienti, e il piano di ammodernamento procede a velocità che non tengono il passo con le aspettative di un Paese che si vorrebbe competitivo sul fronte dell’attrattività turistica.
C’è poi la questione più ampia. Fs è un’azienda pubblica strategica – la quinta tra i treni regionali d’Europa, come si ricorda spesso nei comunicati – e il fatto che si trovi senza un vertice operativo stabile proprio mentre deve gestire l’estate più trafficata dell’anno non è un segnale tranquillizzante. Le crisi si gestiscono meglio quando c’è una mano ferma al timone; senza, si tamponano.
