7 Luglio 2026
/ 7.07.2026

Turismo, nei piccoli Comuni un tesoro da 1,6 miliardi

 Un'indagine di Confturismo-Confcommercio e Isfort fotografa il potenziale delle aree interne: solo il 16% dei 2.137 Comuni a vocazione turistica riesce oggi a valorizzarla. Con una crescita sostenibile dei flussi, in cinque anni il Pil potrebbe aumentare di 1,6 miliardi di euro, con 14 mila nuovi occupati

L’Italia del turismo non vive soltanto di Roma, Venezia, Firenze, Milano e Napoli. Nelle aree interne del Paese ci sono 2.137 Comuni con una chiara vocazione turistica, ma appena 350 – il 16% del totale – riescono oggi a esprimerla in modo efficace. È quanto emerge dall’indagine “Il valore turistico dei centri minori“, realizzata da Confturismo-Confcommercio insieme a Isfort e presentata al convegno “Turismo è Territorio“, al quale partecipano tra gli altri il ministro del turismo Gianmarco Mazzi, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e il presidente di Confturismo Manfred Pinzger.

Questi territori muovono già numeri importanti: oltre 128 milioni di pernottamenti l’anno e una spesa turistica di 25 miliardi di euro. Ai vertici delle classifiche nazionali figurano diversi Comuni veneti, da Caorle a Jesolo, da Cavallino Treporti a San Michele al Tagliamento e Lazise. Gli altri 1.787 Comuni, oltre l’80% del totale, restano invece poco attrattivi: generano circa 33 milioni di pernottamenti e 6 miliardi di spesa all’anno, con ampi margini di crescita.

Il nodo di trasporti e servizi

Puntare sui centri minori non servirebbe solo a far crescere il Pil: aiuterebbe a contrastare lo spopolamento e a distribuire in modo più equilibrato i flussi turistici, oggi concentrati su poche destinazioni. Le criticità strutturali, però, pesano: l’84% dei Comuni interessati è classificato come periferico e il 91% come ultraperiferico, con evidenti difficoltà di accesso ai servizi essenziali. Per questo lo studio indica come prioritari gli investimenti su infrastrutture e collegamenti. Finora le risorse del PNRR e del Fondo complementare hanno prodotto effetti positivi soprattutto nei grandi poli urbani, che assorbono appena il 22% delle presenze nazionali, mentre il Piano Strategico del turismo 2023-2027 – che pure aveva individuato in accessibilità e mobilità due asset decisivi – non ha ancora dato risultati significativi.

I modelli da imitare

Accanto alle infrastrutture, gli esperti puntano sulla transizione digitale e sulla collaborazione tra imprese, istituzioni e comunità locali per superare la frammentazione dell’offerta e attrarre visitatori e investimenti. I casi di successo non mancano e possono fare da guida ai territori meno attrattivi: dal sistema turistico del Trentino, con la Val di Fassa in prima fila, al modello interregionale del Lago di Garda, costruito su una governance integrata e su un forte coordinamento tra enti locali e Regioni.

CONDIVIDI

Continua a leggere