La domanda mondiale di energia è cresciuta dell’1,3% nel 2025, in calo rispetto al balzo del 2% registrato nel 2024. Quello che colpisce, però, non è il rallentamento in sé, ma chi ha guidato la crescita. Per la prima volta nella storia, la fonte leader non è stata il gas naturale, né il petrolio, né il carbone: è stata il solare fotovoltaico. Che da solo ha coperto oltre il 25% dell’aumento della domanda mondiale di energia primaria. Il gas è arrivato secondo con il 17%, il petrolio terzo con circa il 15%. Nel complesso, le fonti a basse emissioni – solare, eolico, idroelettrico e altre rinnovabili più il nucleare – hanno garantito quasi il 60% dell’intera crescita energetica mondiale dell’anno che si è da poco concluso.
Nel 2025, la produzione solare è aumentata di 600 terawattora (TWh), portando la produzione totale mondiale a quasi 2.700 TWh. È l’incremento annuale più grande mai registrato da qualunque fonte energetica, al di fuori dei rimbalzi post-crisi come quello post-Covid. La quota del solare nella generazione elettrica globale ha superato per la prima volta l’8% e ha coperto circa il 70% dell’intero aumento della generazione elettrica globale nel 2025.
Le conseguenze si vedono chiaramente sul carbone. Per la prima volta dal 2019 — escludendo il crollo anomalo del Covid nel 2020 — la generazione elettrica globale da carbone è diminuita. In Cina il calo è stato dell’1,5%, in India del 3%. Nell’Unione Europea, la quota del carbone nella generazione elettrica è scesa per la prima voltasotto il 10%. Sempre nell’UE, solare e eolico insieme hanno raggiunto il 30% della generazione nel 2025, superando la quota dei combustibili fossili: un altro record.
Veicoli elettrici: un’auto su quattro
Il rapporto sottolinea anche il boom della vendita di auto elettriche che hanno superato i 21 milioni di unità nel 2025, con una crescita di oltre il 20% rispetto all’anno precedente. Un’auto ogni quattro vendute nel mondo è elettrica. In Cina ancora di più: per la prima volta, le auto elettriche hanno superato il 50% di tutte le auto vendute nel paese e le vendite di camion pesanti elettrici sono addirittura triplicate, raggiungendo oltre 200.000 unità.
In Europa le vendite di auto elettriche sono cresciute del 30%. In Germania si è registrato un + 55% nella prima metà del 2025. Nei mercati emergenti al di fuori della Cina, la crescita è stata esplosiva: +80% in media. In India le vendite totali di veicoli elettrici hanno raggiunto 2,3 milioni di unità. In Indonesia +125%, in Messico sono triplicate, in Brasile +40%. Il mercato globale dei veicoli elettrici si sta globalizzando davvero, con la Cina che è il principale utilizzatore e il principale esportatore.
L’unica grande eccezione sono gli Stati Uniti, dove le vendite di auto elettriche hanno segnato – 2% nel 2025. La causa principale è l’eliminazione dei crediti fiscali federali a partire da settembre, unita alla cancellazione delle sanzioni per il mancato rispetto degli standard di consumo. Prima di quell’eliminazione, le vendite avevano toccato il massimo storico nel terzo trimestre dell’anno. È un segnale chiaro di quanto le politiche pubbliche possano accelerare o frenare la transizione.
La domanda elettrica cresce il doppio dell’energia totale
Un dato strutturale riguarda dunque l’elettricità: la domanda elettrica è cresciuta 2,3 volte più velocemente della domanda energetica totale. I perché sono molti: veicoli elettrici (+38% di consumo elettrico nel 2025), data center (+17%), riscaldamento con pompe di calore, industria in transizione.
E il 2025 ha portato anche una novità che l’IEA definisce inattesa: per la prima volta dagli anni Novanta, le emissioni di CO2 nelle economie avanzate sono cresciute più rapidamente (+0,5%) di quelle nei Paesi emergenti (+0,3%). Un ribaltamento che riflette dinamiche specifiche e in parte contingenti. Nelle economie avanzate, un inverno più freddo ha spinto la domanda di riscaldamento, facendo salire il consumo di gas naturale. In diversi mercati europei, la debolezza dell’eolico durante le ondate di freddo ha costretto a ricorrere maggiormente al gas. Negli Stati Uniti, il rincaro del gas rispetto al 2024 ha favorito la sostituzione del gas con il carbone nella produzione elettrica, con un aumento del consumo di carbone di ben il 10% nel settore elettrico americano.
Nelle economie emergenti, invece, il rallentamento delle emissioni è stato inaspettatamente marcato. Le emissioni della Cina sono scese di circa lo 0,5%: il boom del solare e del nucleare ha ridotto il carbone nella generazione elettrica, mentre la crescita elettrica industriale ha frenato per effetto delle tensioni commerciali globali. L’India è il caso più sorprendente: le sue emissioni legate all’energia sono rimaste piatte nel 2025, il che è accaduto solo in due occasioni precedenti — nel 2020 durante il Covid e durante gli shock petroliferi degli anni Settanta. È avvenuto per una causa ciclica, la stagione monsonica, e una strutturale: le rinnovabili indiane sono cresciute rapidamente, sostituendo in parte il carbone.
Nel complesso, le emissioni globali legate all’energia sono aumentate di circa lo 0,4% nel 2025, il ritmo più basso degli ultimi anni, ma comunque è stato toccato un nuovo record: oltre 38 miliardi di tonnellate. La buona notizia è il rallentamento; quella cattiva è il record.
Il risparmio nascosto: i fossili evitati
E il rallentamento comincia ad aiutare il bilancio globale anche se manca ancora l’inversione di tendenza. Uno dei dati più potenti del Global Energy Review 2026 è quello che normalmente non fa notizia: quanto carbone, petrolio e gas non sono stati bruciati grazie alle tecnologie pulite già installate. L’IEA stima che il dispiegamento di solare, eolico, nucleare, auto elettriche e pompe di calore avvenuto dal 2019 in poi abbia evitato nel 2025 oltre 35 exajoule di domanda di combustibili fossili, pari a circa il 7% del consumo globale di fossili. In termini di emissioni, questo equivale a 3 miliardi di tonnellate di CO2 in meno ogni anno — circa l’8% delle emissioni globali.
Per dare concretezza al numero: il carbone risparmiato equivale a più dell’intero consumo di carbone dell’India nel 2025. Il gas risparmiato a quasi metà del mercato globale del GNL. Sono impatti reali, già in atto, generati da scelte di investimento fatte negli anni scorsi.
Questo dato invita a ribaltare la prospettiva: anziché domandarsi solo perché le emissioni continuano a crescere, vale la pena chiedersi quanto sarebbero cresciute senza la transizione energetica in corso. La risposta dell’IEA è chiara: molto di più. Ancora non basta ma la strada della transizione energetica è quella giusta.
