20 Aprile 2026
/ 20.04.2026

La finanza globale scopre l’acqua e prova a salvarla

Sicurezza idrica, investimenti e riforme: con il piano “Water Forward”  la Banca Mondiale mira a raggiungere un miliardo di persone entro quattro anni

L’acqua entra definitivamente nell’agenda economica globale. Con il programma Water Forward, lanciato il 15 aprile, la Banca Mondiale e le principali banche di sviluppo provano a cambiare scala e approccio, dando vita a una strategia coordinata per garantire accesso sicuro all’acqua a oltre un miliardo di persone nei prossimi quattro anni.

Una crisi che pesa sull’economia

I numeri delineano una pressione crescente: 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e oltre 3,4 miliardi vivono senza servizi igienico-sanitari adeguati. Ma c’è un dato che colpisce ancora di più: ben 4 miliardi di persone subiscono stress idrico severo per almeno un mese all’anno. Intanto la domanda globale di acqua dolce potrebbe superare l’offerta fino al 40% entro la fine del decennio. Non è solo un problema ambientale: gli “shock idrici” stanno già sottraendo punti di PIL a diversi Paesi.

“L’acqua è fondamentale per il funzionamento delle economie”, ha dichiarato Ajay Banga, presidente della Banca Mondiale. L’obiettivo, ha aggiunto, è “fornire servizi idrici affidabili su larga scala”.

Dalla gestione pubblica al “capitale misto”

Al centro del programma c’è un cambio di paradigma: considerare l’acqua non più come servizio a basso costo, ma come risorsa economica strategica. Water Forward punta a mobilitare capitali pubblici, privati e filantropici, superando uno dei principali ostacoli del settore: la scarsità di investimenti dovuta a regolazioni deboli e progetti poco attrattivi. Il meccanismo si articola in tre passaggi: allineare i partner attorno ai Water Compacts nazionali, mobilitare capitali attraverso garanzie e strumenti di finanza mista che riducano il rischio per gli investitori privati, replicare poi i modelli che funzionano in altri Paesi e regioni.

Il documento della Banca Mondiale sottolinea che “i soli investimenti pubblici non sono sufficienti” e che serve creare condizioni stabili per attrarre finanziamenti, rafforzando istituzioni e governance.

I “Water Compacts”: piani su misura

La leva operativa sono i Country Water Compacts, accordi guidati dai governi che integrano riforme, pianificazione e investimenti. Ogni Paese definisce priorità e progetti, ma all’interno di un quadro condiviso che mira a rendere il settore idrico finanziabile e scalabile. La logica è quella di creare le condizioni giuste — stabilità normativa, istituzioni capaci, progetti credibili — affinché famiglie, agricoltori, imprese e investitori possano pianificare con fiducia.

Il programma partirà da 14 Paesi in Africa, Medio Oriente e Asia meridionale. Le soluzioni messe in campo sono sette e coprono tre ambiti: per le persone, l’ottimizzazione dei servizi urbani di acqua e fognatura e la fornitura idrica nelle aree rurali; per il cibo, l’irrigazione gestita dagli agricoltori e la modernizzazione dei sistemi centralizzati per ridurre i costi; per il pianeta, la riduzione del rischio alluvioni e siccità combinando sistemi di allerta precoce con soluzioni basate sulla natura, e il ripristino di fiumi e falde acquifere.

Acqua, lavoro e stabilità

L’ambizione è trasformare l’acqua da fattore di rischio a motore economico. Oggi sostiene circa 1,7 miliardi di posti di lavoro — nell’agricoltura, nell’industria, nell’energia e nei servizi — ma sistemi inefficienti frenano produttività e sicurezza alimentare. Secondo le stime, con le pratiche attuali di gestione idrica in agricoltura, 6,5 miliardi di persone non potranno essere nutrite in modo sostenibile entro il 2050, figuriamoci i 10 miliardi attesi a quella data.

Le testimonianze raccolte nel report danno la misura concreta del cambiamento. “Quando non avevamo abbastanza acqua, il nostro raccolto era scarso. Ora la risaia è più rigogliosa e redditizia”, racconta Sukeni, agricoltore in Indonesia.

Water Forward mette in campo risorse e coordinamento ma il problema resta politico: tariffe, regolazione e gestione pubblica. Senza riforme credibili, anche i capitali rischiano di fermarsi. La scommessa è quindi doppia: garantire accesso universale e rendere sostenibile economicamente il sistema.

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