Sabato 30 maggio l’autostrada del Brennero si è svuotata. Per quasi una giornata intera – dalle 10:30 fino alle 18:37 – il tratto italiano dell’A22 è rimasto chiuso in direzione nord a partire dal casello di Vipiteno, mentre sul versante austriaco la A13 era interdetta a tutti i veicoli dal confine di Stato fino allo svincolo di Schönberg. Non era successo nulla del genere dai tempi del Covid. Questa volta non c’era nessuna pandemia: c’erano circa duemila persone che camminavano sulla carreggiata con la banda cittadina, sventolando striscioni con scritte come “L’Ue, il transito e il profitto distruggono la nostra salute” e “Via il traffico pesante dalle nostre strade“.
La manifestazione era organizzata da mesi e aveva il sostegno del governatore del Tirolo, Anton Mattle, che ha confermato pubblicamente di aver trasmesso le richieste dei manifestanti ai governi di Vienna, Berlino, Roma e a Bruxelles. Tra gli organizzatori figurava anche il sindaco di Gries am Brenner, Karl Mühlsteiger, che all’agenzia Afp ha spiegato la ragione essenziale della protesta con poche parole: “Il traffico è in costante aumento”. I numeri gli danno ragione: nel 2025 sono transitati 2,4 milioni di camion, contro i 900 mila del 1991. In trentaquattro anni i mezzi pesanti sul valico sono quasi triplicati.
L’impatto dell’inquinamento
La Wipptal, la valle che taglia le Alpi tra il Tirolo austriaco e l’Alto Adige, porta i segni di questo incremento. L’inquinamento acustico, le emissioni di ossido di azoto, i particolati: per le comunità che abitano lungo questa rotta non sono astrazioni statistiche, ma la qualità dell’aria che respirano ogni giorno.
Meno pacifica è stata la notte precedente. Nelle ore prima della manifestazione, ignoti hanno appiccato fuoco a due cabine elettriche sulla linea ferroviaria Brennero-Verona Porta Nuova, nel tratto tra Peri e Dolcè, in provincia di Verona. L’incendio doloso ha causato il blocco della circolazione ferroviaria per circa due ore, con ritardi fino a cento minuti su tutta la tratta e decine di treni cancellati. La polizia scientifica ha trovato sul posto un accendino e residui di liquidi acceleranti.
Le due vicende – la protesta autorizzata in Tirolo e il sabotaggio notturno in Veneto – sono accadute in simultanea ma vengono da logiche molto diverse. La manifestazione di Matreiam Brenner è un atto politico tradizionale: organizzato, annunciato, pacifico, sostenuto dalle istituzioni locali. Il sabotaggio ha caratteristiche di segno opposto.
L’alternativa possibile
Il Brennero è il principale valico alpino d’Europa per il traffico merci e la sua saturazione è un problema che i governi rimandano da decenni. Il land del Tirolo ha provato a imporre restrizioni unilaterali (divieti notturni, blocchi del fine settimana), ma vengono contestate a livello europeo: nel 2023 la Corte di giustizia dell’Ue ne ha sospesa una. Il risultato è che le comunità locali subiscono il traffico, i governi nazionali difendono la libera circolazione delle merci, e Bruxelles arbitra a favore del mercato. Sullo sfondo c’è il potenziamento della ferrovia Verona-Monaco, che dovrebbe spostare una quota di merci dalla gomma alla rotaia: l’opera è in costruzione, ma i tempi sono lunghi. Nel frattempo, secondo le stime di Uniontrasporti, le restrizioni austriache costano alle imprese italiane circa 544 milioni di euro all’anno.
