Sette Stati americani hanno deciso di portare in tribunale l’amministrazione Trump per contestare un accordo che rischia di segnare un precedente nella politica energetica statunitense. Al centro della vicenda c’è la rinuncia di TotalEnergies a due importanti progetti eolici offshore sulla costa orientale degli Stati Uniti in cambio di un rimborso pubblico vicino al miliardo di dollari e dell’impegno a investire in attività legate ai combustibili fossili.
La causa è stata presentata presso il tribunale federale di Washington da una coalizione guidata da New York e composta anche da New Jersey, Connecticut, Maine, Massachusetts, Rhode Island e Vermont.
Il progetto cancellato
Lo scontro ruota attorno ad Attentive Energy, uno dei più importanti progetti eolici offshore assegnati negli ultimi anni negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato negli atti citati dagli Stati ricorrenti, il progetto avrebbe potuto fornire energia a centinaia di migliaia di famiglie lungo la costa Est. Una stima riportata nella documentazione giudiziaria parla di circa 700 mila abitazioni nello Stato di New York; un’altra valutazione indica una capacità sufficiente ad alimentare fino a 1,3 milioni di case tra New York e New Jersey.
Le concessioni erano state ottenute da TotalEnergies nell’ambito dell’asta del 2022, descritta come la più grande vendita competitiva di diritti energetici offshore nella storia degli Stati Uniti.
L’accordo contestato
Secondo la ricostruzione riportata da Reuters e dal Financial Times, il Dipartimento degli Interni ha raggiunto a marzo un accordo con una controllata del gruppo energetico francese per la cancellazione delle concessioni. In cambio, l’azienda avrebbe ottenuto il rimborso integrale dei costi sostenuti per acquisire i diritti di sviluppo, una cifra che le fonti indicano tra i 795 e i 928 milioni di dollari.
L’intesa prevede inoltre che TotalEnergies orienti nuovi investimenti verso un impianto di gas naturale liquefatto (GNL) in Texas e verso attività di esplorazione e produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti. Per gli Stati che hanno promosso la causa, il problema non riguarda soltanto il destino di un singolo progetto. Il ricorso sostiene infatti che l’amministrazione abbia utilizzato in modo improprio fondi pubblici destinati alle transazioni legali pur in assenza di una controversia tra le parti.
Lo scontro sulla politica energetica
La vicenda si inserisce nel più ampio confronto tra la Casa Bianca e il settore delle energie rinnovabili. Donald Trump ha più volte criticato l’eolico, definendolo costoso e poco affidabile, mentre la sua amministrazione ha promosso una strategia orientata a rafforzare la produzione nazionale di carbone, petrolio e gas.
Il Dipartimento degli Interni respinge però le accuse e sostiene che l’accordo sia stato volontario e condotto nel rispetto delle procedure previste. In una dichiarazione riportata da Reuters, un portavoce del dicastero ha affermato che il vero problema riguarderebbe il modo in cui le concessioni eoliche offshore erano state negoziate durante l’amministrazione Biden.
Le conseguenze per gli Stati
Per i governi statali coinvolti, la cancellazione delle concessioni rischia di avere effetti economici, energetici e climatici. New York e New Jersey considerano infatti l’eolico offshore una componente essenziale delle rispettive strategie per soddisfare la crescente domanda di elettricità e ridurre le emissioni di gas serra. La governatrice di New York, Kathy Hochul, ha definito l’operazione un sistema di “pay to not play”, accusando il governo federale di aver spinto una società straniera ad abbandonare progetti eolici negli Stati Uniti per favorire investimenti nelle fonti fossili.
Il procedimento giudiziario potrebbe ora diventare un passaggio cruciale per chiarire fino a che punto l’amministrazione federale possa intervenire per orientare le scelte energetiche del Paese. Una decisione destinata ad avere effetti che vanno ben oltre il caso TotalEnergies.
