21 Luglio 2026
/ 21.07.2026

Consumi elettrici, nuovo record a 58 gigawatt: è l’effetto del caldo estremo

Il picco toccato da Terna il 15 luglio supera quello del 2025. Nello stesso periodo il ministero della Salute registra un aumento della mortalità tra gli anziani

Il 15 luglio, tra le 15 e le 16, l’Italia ha chiesto alla rete elettrica 57.985 megawatt, il picco più alto dell’anno secondo i dati pubblicati da Terna: è il 4,6% in più rispetto al massimo del 2025, fermo a 55.450 MW. Un numero che misura quanto il Paese si è dovuto raffreddare per restare in piedi durante l’ondata di calore che ha colpito diciannove città da bollino rosso, con il picco dell’afa arrivato sabato 18 luglio prima dell’arrivo di nuove perturbazioni che hanno fatto scendere un po’ le temperature.

Il conto sanitario dietro il conto elettrico

Mentre i condizionatori giravano al massimo, il ministero della Salute registrava un altro dato, discusso nella cabina di regia riunita a metà luglio: tra il 25 maggio e il 30 giugno la mortalità tra gli over 65 è cresciuta del 3%, con la maggioranza dei decessi concentrata tra i “grandi anziani” over 85. Nello stesso periodo, a livello globale, giugno è stato il secondo mese più caldo mai registrato. In Sardegna, a Ollastra, il termometro ha toccato i 47,2 gradi. I due dati, quello dei megawatt e quello dei decessi, arrivano dalle stesse settimane e raccontano la stessa emergenza da due angolazioni diverse: l’una misura come il Paese si difende dal caldo, l’altra chi non riesce a difendersi abbastanza.

Ventisei gradi, non ventuno

Il consumo di un climatizzatore dipende dalla differenza tra temperatura esterna e interna, il cosiddetto Delta T, più che dal grado assoluto impostato sul termostato. Portare il condizionatore da 26 a 21 gradi, con 34 gradi all’esterno, costringe il compressore a coprire uno scarto di 13 gradi anziché 8, obbligandolo a lavorare a piena potenza per ore invece che al minimo. Gli studi di settore stimano un aumento dei consumi tra il 6 e l’8% per ogni grado impostato sotto i 26, con un rincaro che arriva fino al 30% scendendo a 22 gradi. Un calcolo che pochi fanno mentre sudano, ma che moltiplicato per milioni di abitazioni contribuisce ai record che la rete registra ogni estate. Le linee guida di sanità pubblica aggiungono un altro motivo per tenere il termostato alto: lo sbalzo termico tra interno ed esterno non dovrebbe superare i 7-8 gradi, per evitare shock termici, bronchiti, sbalzi di pressione e mal di testa. Ventisei gradi resta quindi la soglia più economica e, insieme, quella più prudente sul piano sanitario.

Un’estate che non è più un’eccezione

Il record del 15 luglio arriva dopo quello del 2025, che a sua volta aveva superato quello dell’anno precedente: la rete elettrica italiana rincorre da tre anni un caldo che cresce più in fretta della nostra capacità di adattarci. Ogni estate che stabilisce un nuovo massimo di domanda energetica coincide, quasi sempre, con un’estate in cui il sistema sanitario conta più morti tra le fasce più fragili della popolazione.

Finché il caldo resterà un’emergenza gestita giorno per giorno, con bollini rossi diramati a ridosso delle ondate e cabine di regia convocate a consuntivo, i due numeri, quello dei megawatt e quello dei decessi, continueranno molto probabilmente a salire insieme, stagione dopo stagione.

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