21 Luglio 2026
/ 21.07.2026

La Venere di Botticelli, 500 anni dopo la scienza svela la vera causa della morte

Uno studio pubblicato su Endocrinology, Diabetes&Metabolism riapre il caso della morte di Simonetta Vespucci, per secoli attribuita alla tisi. E rilegge anche il celebre “strabismo di Venere” con occhi nuovi

Per oltre cinque secoli Simonetta Vespucci è rimasta il simbolo della bellezza rinascimentale e, insieme, uno dei grandi enigmi della storia. La giovane nobildonna ligure, considerata la musa di Sandro Botticelli e identificata con la Venere della celebre Nascita di Venere, morì nel 1476 ad appena 23 anni. La diagnosi tramandata nei secoli è sempre stata la stessa: tisi. Oggi, però, la medicina suggerisce un’altra strada.

Uno studio pubblicato su Endocrinology, Diabetes&Metabolism da Domiziana Nardelli, Dennis Black, Anne Schafer e Paolo Pozzilli suggerisce che Simonetta sia morta in seguito a un’apoplessia di un tumore ipofisario, un evento acuto provocato dall’emorragia o dall’infarto di un adenoma dell’ipofisi. Non una certezza, ma un’ipotesi costruita incrociando documenti storici e conoscenze cliniche moderne.

I sintomi riletti con gli occhi di oggi

Gli autori ripartono dalle cronache dell’epoca. Negli ultimi giorni di vita Simonetta avrebbe sofferto di abbondanti perdite di sangue dal naso, rinorrea, cefalee violente, vomito, febbre, stato confusionale e persino allucinazioni. Sintomi che, osservati oggi, risultano compatibili con un quadro di apoplessia ipofisaria.

La ricerca rappresenta l’evoluzione di un lavoro pubblicato nel 2019, nel quale Pozzilli e colleghi avevano ipotizzato la presenza di un adenoma secernente prolattina e ormone della crescita. A sostegno venivano richiamati elementi storici e iconografici: la possibile galattorrea raffigurata in un dipinto attribuito a Botticelli, l’assenza di figli e alcune modificazioni progressive dei tratti del volto, analizzate anche attraverso un algoritmo di riconoscimento facciale.

Le ipotesi e i loro limiti

Nel nuovo lavoro gli studiosi individuano tre elementi a favore della loro ricostruzione: le caratteristiche del tumore ipotizzato, la compatibilità dei sintomi descritti nelle fonti storiche e due possibili fattori scatenanti. Il primo sarebbe il trauma meccanico legato alle danze rinascimentali, durante una delle quali Simonetta si accasciò dopo una grave emorragia nasale. Il secondo richiama un presunto episodio di violenza raccontato in testi successivi, che avrebbe potuto determinare uno stress fisico sufficiente a favorire l’evento acuto.

Gli stessi autori, però, mantengono prudenza. In assenza di esami diagnostici, spiegano, non è possibile dimostrare definitivamente l’origine del tumore né escludere diagnosi alternative.

Quando la storia incontra la medicina

Il valore dello studio va oltre il destino di Simonetta Vespucci. Dimostra come la medicina contemporanea possa rileggere casi storici attraverso il metodo scientifico, senza pretendere di riscrivere la storia con sentenze definitive. Le diagnosi retrospettive restano, per loro natura, ipotesi. Ma quando sono fondate su documenti, fisiopatologia e letteratura scientifica, diventano uno strumento utile per comprendere meglio sia il passato sia l’evoluzione delle conoscenze mediche.

CONDIVIDI

Continua a leggere