5 Giugno 2026
/ 5.06.2026

Meno lavoro e tasse ai super-ricchi: la proposta ultra radicale di Piketty

Il World Inequality Lab presenta il "Global Justice Report", che unisce redistribuzione della ricchezza e transizione ecologica

Thomas Piketty non è nuovo alle proposte radicali. Il professore della Paris School of Economics, diventato celebre con Il Capitale nel XXI secolo, il saggio sulle disuguaglianze che nel 2013 divise il mondo accademico, ha pubblicato insieme al World Inequality Lab (WIL) il Global Justice Report. Gli autori lo definiscono “il tentativo più completo finora intrapreso” per affrontare la policrisi globale: un piano quantitativo per contenere il riscaldamento globale entro i +2 °C raddoppiando, al contempo, il reddito dell’89% della popolazione mondiale entro il 2100. Lo strumento principale? Redistribuire la ricchezza dei miliardari.

Il WIL è un centro di ricerca con sede a Parigi che produce il database più completo al mondo sulle disuguaglianze, fonte a cui attingono regolarmente economisti e governi. Il report, presentato alla Conferenza mondiale sulla disuguaglianza (Parigi, 4-6 giugno), è il frutto del lavoro di 45 autori e oltre 200 ricercatori. Si tratta di un modello macroeconomico che tenta di far quadrare i conti incrociando quattro variabili: redistribuzione, riforma del sistema finanziario internazionale, transizione energetica e radicali cambiamenti nei consumi.

Cosa propone il piano

Il progetto poggia su tre pilastri. Il primo è la riduzione dell’orario di lavoro, che passerebbe dalle circa 2.100 ore annue attuali a 1.000 entro il 2100 (in pratica, un dimezzamento). Il secondo è un maxi-investimento in istruzione e sanità: la spesa pro capite per l’istruzione dovrebbe salire a 8.400 euro annui in ogni Paese (oggi varia dai 210 euro dell’Africa subsahariana ai 4.140 dell’America del Nord), quella sanitaria a 14.400 euro. La quota del PIL mondiale destinata a questi due settori passerebbe dall’attuale 13% al 38%.

Il terzo pilastro riguarda i consumi: forte riduzione della carne rossa e stop al disboscamento, con l’obiettivo di riportare la copertura forestale ai livelli del 1900.Perché questo dovrebbe funzionare sul piano climatico? Lo spiega lo stesso Piketty:“Un euro aggiuntivo di PIL investito in istruzione e sanità ha un impatto ambientale negativo e un consumo energetico da tre a quattro volte inferiori rispetto a un euro investito nel settore manifatturiero”.

Chi paga il conto?

Per finanziare la transizione, il report propone una tassa patrimoniale globale progressiva fino al 20% annuo sui miliardari e un’aliquota sul reddito che toccherebbe il 90% per i livelli più alti. Risorse che alimenterebbero un Global Justice Fund con un budget medio annuo pari al 10,3% del PIL mondiale tra il 2026 e il 2060. Per capire la scala dell’operazione: oggi gli aiuti allo sviluppo e i budget combinati di ONU, FMI e Banca Mondiale non superano lo 0,4% del PIL globale.

Cornelia Mohren, coautrice del rapporto, ha spiegato che il documento è “visionario e forse utopico”, aggiungendo però che “è positivo spiegare che dobbiamo conciliare un mondo equo con il rispetto dei limiti di emissioni”. Nel testo si punta il dito contro la politica: “Ciò che ostacola questo piano non è l’impossibilità tecnica, bensì una scelta politica”, conclude il report, in cui Piketty cita esplicitamente Trump e i movimenti sovranisti europei come ostacoli ideologici.

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