In piena crisi dei prezzi del gas, l’Europa continua a pianificare nuove centrali alimentate da combustibili fossili. Un rapporto pubblicato il 15 giugno dall’organizzazione Beyond Fossil Fuels, intitolato Merchants of Crisis, censisce quasi 60 gigawatt di nuovi impianti in fase di sviluppo nel continente. Se realizzati, consumerebbero circa 28 miliardi di metri cubi di gas all’anno, pari al 9% delle importazioni di gas previste dall’Unione europea nel 2025 e all’equivalente dei consumi annuali di 46,4 milioni di famiglie europee.
Secondo il rapporto, questa espansione rischia di rafforzare la dipendenza europea dalle importazioni energetiche proprio mentre la volatilità geopolitica continua a influenzare i mercati. Gli autori richiamano inoltre una stima dell’IEEFA secondo cui un aumento del 60% dei prezzi dell’elettricità potrebbe tradursi in una spesa aggiuntiva fino a 120 euro annui per famiglia.
Germania, il dibattito sulle aste per la capacità
Il governo tedesco ha approvato a maggio un piano che prevede incentivi per 12 gigawatt di nuova capacità elettrica “dispacciabile”, ossia disponibile quando richiesta dalla rete. Secondo Beyond Fossil Fuels, l’impostazione delle aste favorirebbe in larga misura gli impianti a gas, mentre sistemi di accumulo e strumenti di gestione della domanda avrebbero un ruolo limitato o assente.
Il rapporto richiama inoltre documenti e indiscrezioni pubblicati dalla stampa tedesca. Handelsblatt ha riferito dell’esistenza di una proposta attribuita a RWE che avrebbe sostenuto criteri in grado di privilegiare le centrali a gas rispetto agli accumuli. Der Spiegel ha invece riportato che il ministero dell’Economia avrebbe chiesto a EnBW elementi a sostegno dell’impiego del gas nel sistema elettrico; la società ha confermato di aver preparato il materiale su richiesta del ministero.
Polonia, il ruolo delle utility controllate dallo Stato
In Polonia lo Stato mantiene partecipazioni rilevanti nelle principali società energetiche, tra cui PGE, ENEA, Orlen e Tauron. Secondo Beyond Fossil Fuels, le recenti aste di capacità previste per il 2029 e il 2030 consentirebbero la partecipazione esclusivamente di nuovi impianti a gas.
Il rapporto sottolinea inoltre il crescente ruolo del gas naturale liquefatto statunitense nella strategia energetica polacca. Gli autori citano sia le iniziative di Orlen nel settore delle importazioni di GNL sia l’attività di promozione delle esportazioni energetiche americane svolta dall’addetto energia dell’ambasciata statunitense a Varsavia.
La ministra del Clima Paulina Hennig-Kloska ha più volte sostenuto la necessità del gas nella fase di uscita dal carbone. Tuttavia, viene richiamato uno studio della Silesian University of Technology secondo cui un maggiore sviluppo di rinnovabili, accumuli e flessibilità della rete potrebbe ridurre significativamente il fabbisogno di nuove centrali a gas entro il 2040.
Romania, politica energetica e partecipazioni pubbliche
Un altro caso analizzato dal rapporto riguarda la Romania, dove il ministero dell’Energia è anche azionista di riferimento di società chiave del settore, tra cui Romgaz e OMV Petrom. Gli autori evidenziano come il governo sostenga sia nuovi impianti a gas sia il progetto offshore Neptun Deep nel Mar Nero, che prevede investimenti per circa 4 miliardi di euro e l’estrazione di circa 100 miliardi di metri cubi di gas.
Beyond Fossil Fuels richiama inoltre le critiche di Greenpeace Romania e le valutazioni dell’ENTSO-E, secondo cui parte della nuova capacità a gas prevista dal piano energetico nazionale potrebbe non risultare economicamente sostenibile nel medio termine.
Mentre il Consiglio europeo discute il pacchetto AccelerateEU, il rapporto sostiene che le misure di emergenza adottate negli ultimi anni non siano sufficienti a garantire la sicurezza energetica nel lungo periodo. Secondo gli autori, una strategia basata su rinnovabili, accumuli, reti e flessibilità del sistema sarebbe più efficace nel ridurre l’esposizione europea alla volatilità dei mercati del gas.
