29 Giugno 2026
/ 29.06.2026

TotalEnergies, la sentenza che allarga il perimetro della responsabilità climatica

Il Tribunale di Parigi impone alla multinazionale di includere nel piano di vigilanza anche le emissioni generate dall'utilizzo dei combustibili venduti. Un precedente destinato a incidere sul contenzioso climatico europeo

Il punto non è solo quanto CO₂ emette una compagnia petrolifera dai propri impianti ma anche quanta ne provoca vendendo petrolio e gas. È su questa distinzione, finora rimasta ai margini del contenzioso climatico, che il Tribunale giudiziario di Parigi ha costruito una sentenza destinata a pesare ben oltre il caso TotalEnergies.

I giudici hanno stabilito che il gruppo francese dovrà includere nel proprio piano di vigilanza anche i rischi climatici legati alle emissioni di Scope 3, cioè quelle prodotte dall’utilizzo dei carburanti e del gas naturale da parte dei clienti. Entro sei mesi la compagnia sarà chiamata a presentare una nuova mappatura dei rischi e a indicare le misure adottate per affrontarli. Se il piano sarà ritenuto insufficiente, il procedimento potrebbe riaprirsi con ulteriori conseguenze giudiziarie.

Il precedente giuridico

La decisione non accoglie integralmente le richieste avanzate dalla coalizione di associazioni ambientaliste e dalla Città di Parigi. Il tribunale non ha imposto lo stop ai nuovi progetti fossili né ha ordinato una riduzione della produzione di petrolio e gas secondo gli obiettivi richiesti dai ricorrenti. Il principio affermato, però, è destinato a fare giurisprudenza.

Per la prima volta trova infatti applicazione sul fronte climatico la legge francese del 2017 sul dovere di vigilanza delle grandi imprese, riconoscendo che gli obblighi aziendali non si esauriscono nelle emissioni dirette degli impianti (Scope 1 e 2), ma comprendono anche quelle generate dall’utilizzo dei prodotti immessi sul mercato. Per una compagnia petrolifera significa prendere in considerazione proprio la quota più rilevante della propria impronta climatica: circa il 90% delle emissioni complessive.

Dal rischio climatico alla responsabilità d’impresa  

Secondo la Corte, TotalEnergies non può sostenere che le emissioni prodotte dai consumatori siano completamente estranee alla propria sfera di responsabilità. Pur senza attribuire all’azienda una responsabilità giuridica per ogni comportamento dei clienti, i giudici hanno riconosciuto che il gruppo energetico dispone di margini d’azione sufficienti perché tali emissioni entrino nella valutazione dei rischi prevista dalla normativa sul dovere di vigilanza.

La coalizione composta da Notre Affaire à Tous, Sherpa, France Nature Environnement e dalla Città di Parigi ha definito il pronunciamento “una decisione storica per il diritto climatico francese”. Nel comunicato diffuso dopo la sentenza le associazioni sottolineano che il tribunale ha riconosciuto l’esistenza di un obbligo di vigilanza climatica esteso alle emissioni di Scope 3 e imposto alla multinazionale di aggiornare il proprio piano entro sei mesi.

La partita, tuttavia, non è chiusa. Il Tribunale ha rinviato il giudizio sulla strategia climatica complessiva di TotalEnergies. Sarà il nuovo piano di vigilanza, atteso entro gennaio 2027, a stabilire se le misure individuate saranno considerate adeguate o se l’azienda dovrà adottarne di ulteriori.

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