13 Luglio 2026
/ 13.07.2026

Un borgo siciliano laboratorio d’Europa: plastica dagli scarti, energia con algoritmi sociali, arte sui tetti

A Roccavaldina la Fondazione Messina ha inaugurato il Polo olivettiano: bioplastiche dai residui della birra, ricerca sui biomateriali, una comunità energetica solidale e la land art di Agostino Ferrari. Un modello per le aree interne che unisce impresa, ricerca e giustizia sociale

Che cosa ci fanno un centro di ricerca sui biomateriali, una fabbrica di bioplastiche unica al mondo e un’opera di land art firmata da uno dei maggiori artisti italiani in un piccolo Comune dell’entroterra messinese? A Roccavaldina, borgo di poco meno di mille abitanti a 30 chilometri da Messina, la risposta si chiama Polo olivettiano: un esperimento di sviluppo locale inaugurato venerdì 10 luglio dalla Fondazione Messina assieme al Comune e a partner scientifici e dell’economia sociale.

L’idea di fondo: un’area interna può sfuggire a spopolamento e scarsità di lavoro non con l’assistenzialismo, ma con un’impresa manifatturiera vera, agganciata alla ricerca e vincolata a obiettivi di giustizia sociale e ambientale. “Un’esperienza innovativa dal carattere olistico”, la definisce Gaetano Giunta, presidente della Fondazione Messina, per il quale il progetto dimostra che libertà dei più fragili, capitale sociale e sostenibilità possono diventare vincoli alle logiche di massimizzazione del profitto.

La fabbrica che trasforma gli scarti in bioplastica

Il motore di tutto è ecobuddy, la fabbrica che trasforma in bioplastica gli scarti agroalimentari del territorio: le trebbie del Birrificio Messina e i residui delle lavorazioni di olio, agrumi e caffè. Il processo produttivo, primo nel suo genere, nasce dalla ricerca del progetto europeo LIFE RESTART, coordinata dalla Fondazione con le Università di Messina e Ca’ Foscari di Venezia, la cooperativa Ecomed e il distretto florovivaistico di Pistoia, con l’interesse di Heineken Italia, Clementoni e Quercetti. La gestione è affidata a EcosMed: posti di lavoro nuovi, alcuni riservati a persone in condizioni di fragilità, e utili in parte reinvestiti nella ricerca e nel contrasto alla povertà educativa.

Attorno alla fabbrica è cresciuto un ecosistema. Nel co-working si sono insediati il pastificio Terra di Sicilia, che lavora grani antichi della rete Slow Grains di Slow Food, e uno studio del designer Francesco Belvisi, dove robot di grandi dimensioni stampano macro-oggetti in 3D. Con Enel Cuore e Fondazione Con il Sud è nato un presidio educativo permanente sui saperi STEAM della transizione ecologica.

L’energia che va a chi ne ha più bisogno

Il Polo è poi il principale nodo rinnovabile della zona e alimenta una comunità energetica solidale che distribuisce l’elettricità secondo algoritmi sociali: più energia, a costi più bassi, a chi ne ha più bisogno. Il sistema, sviluppato con l’istituto ITAE del CNR e l’Università di Messina, è collegato ad Andròn, piattaforma digitale del dono e degli scambi.

Anche la bellezza fa parte del progetto: i pannelli fotovoltaici del co-working compongono “Maternità”, mosaico di celle disegnato da Agostino Ferrari e curato da Martina Corgnati. E sabato 11 luglio a Novara di Sicilia è stata inaugurata “Segno forma”, piramide fotovoltaica bianca che guarda alle Eolie, nel calendario dell’Horcynus Festival 2026.

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