Le mappe delle ondate di calore raccontano solo una parte della storia. L’altra, altrettanto, pericolosa riguarda l’ozono che si accumula vicino al suolo quando alte temperature, forte irraggiamento solare e altri inquinanti si combinano. È un fenomeno che accompagna sempre più spesso le estati europee e che, secondo gli esperti, rischia di diventare uno degli effetti più insidiosi del cambiamento climatico.
Un problema che si costruisce con il caldo
L’ozono atmosferico non è sempre un nemico. Quello presente nella stratosfera protegge la Terra dai raggi ultravioletti. Diverso è il caso dell’ozono troposferico, che si forma nei bassi strati dell’atmosfera attraverso reazioni chimiche tra diversi inquinanti favorite dall’intensa radiazione solare. Durante le ondate di calore le concentrazioni aumentano progressivamente, raggiungendo in genere il picco nel tardo pomeriggio.
Secondo il Servizio di monitoraggio atmosferico Copernicus, durante l’ondata di caldo di giugno le concentrazioni più elevate sono state registrate in Germania e nella Pianura Padana, oltre che localmente nell’area di Parigi, in Spagna e nella Repubblica Ceca.
Salute e colture sotto pressione
L’ondata di calore del 2003 provocò nel Regno Unito circa 2.000 morti aggiuntive, delle quali circa 800 attribuite all’ozono. Anche nei Paesi Bassi si stimarono fra 400 e 600 decessi in eccesso legati all’inquinamento atmosferico. “L’ozono rimane uno dei problemi di inquinamento atmosferico più complessi che l’Europa e altre parti del mondo si trovano ad affrontare. Una volta che un episodio inizia a svilupparsi, diventa molto difficile arrestarlo”, ha spiegato Laurence Rouil, direttore del Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus, in dichiarazioni riportate sul Guardian. “Per questo motivo, la previsione e la prevenzione sono fondamentali”.
Gli effetti si estendono anche agli ecosistemi. L’esposizione all’ozono può aggravare patologie respiratorie, irritare le vie aeree e peggiorare l’asma, ma danneggia anche la vegetazione, causando la caduta precoce delle foglie. Nel 2024 il 21,5% delle superfici agricole europee, quasi mezzo milione di chilometri quadrati, è stato esposto a livelli di ozono superiori agli obiettivi fissati dall’Unione europea.
Una sfida ancora aperta
Negli ultimi decenni i picchi estremi registrati durante le ondate di calore si sono ridotti rispetto agli anni Settanta e al 2003, ma questo non significa che il problema sia stato risolto. L’esposizione media della popolazione all’ozono non mostra infatti una tendenza altrettanto chiara.
“La questione dell’ozono non è ancora risolta”, ha osservato Rouil. “Servono strategie di mitigazione coordinate a livello internazionale, nazionale e locale”. Il legame con il cambiamento climatico rende inoltre la sfida ancora più complessa: ondate di calore sempre più frequenti e incendi boschivi contribuiscono infatti ad aumentare i precursori dell’ozono, mentre interventi come la riduzione delle emissioni di metano potranno produrre benefici, ma solo nel medio-lungo periodo.
L’ozono continua così a essere uno degli inquinanti più sottovalutati dell’estate europea: invisibile, difficile da controllare e capace di trasformare il caldo estremo in un rischio ancora maggiore per la salute pubblica e per gli ecosistemi.
