10 Luglio 2026
/ 10.07.2026

Inferno in Spagna: dodici morti nell’incendio di Los Gallardos

Le fiamme, spinte dal vento e dal caldo estremo, hanno travolto in poche ore la zona di Bédar, nel sud della Spagna. Alcune vittime sono state trovate nelle auto con cui tentavano di fuggire. Circa mille gli evacuati, 150 i vigili del fuoco impegnati. È il rogo più letale degli ultimi anni in Andalusia

Il bilancio è salito di ora in ora: prima sei vittime, poi dodici. L’incendio scoppiato giovedì pomeriggio a Los Gallardos, nella provincia di Almería, si è trasformato nel giro di una notte in una delle peggiori tragedie ambientali che l’Andalusia ricordi. Le prime segnalazioni sono arrivate al servizio di emergenza 112 intorno alle 17. Da lì, complici temperature altissime, umidità ai minimi e raffiche di vento, le fiamme hanno divorato la vegetazione secca e raggiunto in poche ore il Comune di Bédar, dove si contano tutte le vittime. Alcuni corpi sono stati ritrovati all’interno di automobili avvolte dal fuoco: persone sorprese dalle fiamme mentre tentavano di mettersi in salvo lungo le strade della zona.

Mille evacuati, borghi svuotati

La macchina dei soccorsi è scattata con l’attivazione del piano regionale antincendi, portato rapidamente al livello 2 di emergenza. Sul terreno hanno operato 150 vigili del fuoco, sostenuti da autobotti, aerei ed elicotteri, mentre venivano chiusi tratti dell’autostrada A-7 e della statale N-340A.

Circa mille residenti hanno dovuto lasciare le proprie case: evacuate Bédar e diverse borgate vicine, con il centro culturale di Los Gallardos e lo stadio di Turre trasformati in rifugi improvvisati. Il fuoco ha causato anche almeno sei feriti, tra cui una donna ustionata e una persona intossicata dal fumo, entrambe ricoverate in ospedale. Sull’origine del rogo è stata aperta un’inchiesta: secondo alcuni testimoni tutto sarebbe partito dalla caduta di una linea elettrica sulla vegetazione riarsa, un’ipotesi che le autorità non hanno ancora confermato.

Il peso dell’ondata di calore

La tragedia è maturata nel pieno della seconda ondata di calore dell’estate spagnola. Nei giorni scorsi l’agenzia meteorologica Aemet ha diramato allerte in gran parte del Paese, con punte oltre i 44 °C nella regione di Valencia; giovedì, proprio nella provincia di Almería, alcune località hanno toccato i 43 °C. Caldo estremo, siccità accumulata e temporali secchi carichi di fulmini: una combinazione che ha spinto il rischio incendi a livelli “molto alti” ed “estremi” su quasi tutta la penisola.

Il presidente del governo Pedro Sánchez ha espresso “tristezza e desolazione” per le vittime, ricordando che quest’anno la Spagna ha schierato il più grande dispositivo estivo antincendi della sua storia.

L’era dei megaincendi

Il rogo di Almería non è un episodio isolato. Nel 2026 la superficie bruciata in Spagna è già circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, che pure aveva fatto registrare l’estate più calda di sempre. Gli esperti parlano di una “nuova era dei megaincendi”: l’abbandono delle campagne lascia nei boschi enormi quantità di biomassa e, quando questo combustibile incontra caldo record, vento e aria secca, i fuochi diventano più veloci, più intensi e più difficili da fermare. Il Mediterraneo, ricordano i climatologi, si scalda più in fretta della media globale. E ogni estate, ormai, presenta il conto.

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