L’amministrazione Trump ha ricostituito il Programma di ricerca statunitense sui cambiamenti globali (Usgcrp), l’ufficio che coordina la ricerca climatica federale e produce il National Climate Assessment, il rapporto quadriennale commissionato dal Congresso su come il riscaldamento globale trasforma economia e infrastrutture americane. Lo smantellamento risaliva a un anno fa, quando la Casa Bianca aveva tagliato i programmi giudicati fuori linea con la propria agenda.
Uno scettico alla guida
A dirigere l’ufficio è ora Matthew Wielicki, ex geochimico dell’Università dell’Alabama, noto sui social per posizioni critiche verso la scienza del clima. Ha definito parte della letteratura scientifica sul tema poco più che “collezionismo di francobolli” e ha insinuato manipolazioni nei dati sulle temperature globali. Contattato da Politico, ha detto di voler parlare del proprio lavoro solo con l’autorizzazione della Casa Bianca, che non lo ha reso disponibile per un’intervista ma ha diffuso una nota: l’ufficio, si legge, sarebbe stato usato “per fini politici anziché su basi scientifiche solide”.
Europe is supposedly warming faster than any other continent.
— Dr. Matthew M. Wielicki (@MatthewWielicki) June 22, 2026
Maybe that's true. But does anyone else find it odd that the region with the highest concentration of climate activists, climate policies, climate conferences, climate taxes, and climate emergency declarations is also… https://t.co/rE9hMSrUeW
A significant portion of the climate science literature is nothing more than stamp collecting. By that, I mean papers that identify some tiny new “signal,” often at resolutions far above what we have in the geologic record, and then frame it as a profound discovery. A half-degree… pic.twitter.com/vqIsw7Rh7K
— Dr. Matthew M. Wielicki (@MatthewWielicki) June 29, 2026
Le versioni precedenti del rapporto, costruite su centinaia di studi sottoposti a revisione paritaria, hanno documentato l’aumento delle temperature, l’intensificarsi di alluvioni e incendi, e vengono usate per orientare spesa pubblica e pianificazione dei rischi. Il programma risale al 1990, istituito sotto George H.W. Bush: tra i primi risultati, la scoperta del danno prodotto dall’assottigliamento dell’ozono, che portò a nuove normative.
Un precedente già visto
Non è la prima volta. Durante il primo mandato Trump il rapporto fu pubblicato ma il presidente dichiarò di non crederci; con il secondo mandato tutte le edizioni precedenti sono state cancellate dai siti federali. Il nuovo corso si inserisce in un disegno più ampio: il segretario all’Energia Chris Wright ha già curato un rapporto sul clima criticato da decine di scienziati come fuorviante, redatto con ricercatori entrati poi anche nel processo della nuova Valutazione Nazionale. Tra loro Judith Curry, che parla di consulenza “di alto livello” per il prossimo testo e definisce l’ultima edizione “praticamente inutile” perché basata su scenari di emissioni estreme.
Michael Kuperberg, ex direttore esecutivo del programma, denuncia un altro rischio: la selezione di ricercatori allineati non cambierà il quadro scientifico complessivo, ma può erodere la fiducia pubblica nella ricerca federale. Come ha detto a Politico, il rischio è la perdita di integrità delle istituzioni: se un gruppo di esperti nega l’evidenza, chi crederà al prossimo?
