Il Servizio sanitario nazionale arretra, e i numeri lo dicono senza sconti. Nel 2025 l’Italia ha destinato alla salute pubblica 3.952 dollari a testa, contro una media europea vicina ai 5 mila. È l’ultima tra i Paesi del G7 e appena quindicesima nel confronto con i 27 Stati dell’area Ocse europea: davanti, oltre ai partner più ricchi, figurano anche Repubblica Ceca, Slovenia e Polonia. Sul prodotto interno lordo la spesa si ferma al 6,2%, mezzo punto sotto la media continentale e in calo rispetto al 6,3% del 2024. La fotografia arriva dalla Fondazione Gimbe, che ha rielaborato i dati Ocse a poche settimane dalla sessione di bilancio.
Quindici anni di distacco
Non è un problema nato oggi. Fino al 2011 l’Italia viaggiava in linea con la media europea; poi il solco ha cominciato ad allargarsi e non si è più richiuso. La distanza pro capite è passata da 424 dollari nel 2019 ai 1.013 di adesso: moltiplicati per i quasi 59 milioni di residenti, valgono 36,1 miliardi l’anno che il Paese non investe rispetto ai vicini.
Il confronto con la Germania è impietoso: Berlino mette sulla sanità pubblica l’11% del Pil e spende 8.726 dollari a testa, più del doppio dell’Italia. Ancora più netto il paragone con il Regno Unito, che come noi finanzia le cure con la fiscalità generale: nel 2008 Londra e Roma spendevano quasi lo stesso, oggi le strade si sono divise.
Il conto lo pagano i cittadini
Dietro le tabelle ci sono le persone. Liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso sotto pressione, pochi medici di famiglia, distanze crescenti tra territori e tra fasce di reddito. Nel solo 2024 quasi 6 milioni di italiani, circa uno su dieci, hanno rinunciato a visite ed esami per motivi economici.
Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, parla apertamente di una “selezione dei diritti per reddito” che tradisce l’articolo 32 della Costituzione: chi può paga di tasca propria, chi non può attende o rinuncia. A luglio anche la Commissione europea ha collegato il deterioramento del sistema alla tenuta sociale del Paese, raccomandando cure accessibili in tempi ragionevoli.
La partita del 2027
La politica si divide. Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, il governo Meloni è quello che più ha tagliato la sanità pubblica a vantaggio del privato; il leader del M5s, Giuseppe Conte, chiede investimenti massicci per non condannare il sistema.
Gimbe, però, distribuisce le responsabilità su quindici anni di esecutivi di ogni colore. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha chiesto almeno 5 miliardi in più per il 2027. Ma la vera scommessa, avverte Cartabellotta, è rompere il copione che ogni autunno accende il dibattito e lo spegne il giorno dopo. Senza un patto pluriennale, il rischio è che perfino le nuove Case di comunità del Pnrr restino “scatole vuote”.
