La leggerezza di una figura che vola affidata a una pietra. È da questo apparente contrasto che parte il lavoro di Peng Daqing, artista cinese specializzato nello zhuànkè, l’antica arte dell’incisione dei sigilli, protagonista a Milano della mostra L’Arte dello Zhuànkè: le Feitian e le danze di Dunhuang, alla MA-EC Gallery di Palazzo Durini dall’8 al 17 settembre 2026.
Il progetto, curato da Yinghao Kou, prende le mosse dalle Feitian, le figure celesti raffigurate nelle Grotte di Mogao, a Dunhuang, e dalle scene di musica e danza che ne hanno fatto uno dei repertori più riconoscibili dell’arte cinese. L’artista porta quelle immagini dentro la dimensione fisica del sigillo, dove il disegno deve fare i conti con la resistenza della materia, con il taglio della lama, con il rapporto fra pieni e vuoti.
Dalle grotte alla pietra incisa
Le Grotte di Mogao costituiscono uno dei grandi patrimoni artistici della civiltà cinese. Le pitture murali, segnate dal tempo, dall’erosione, dal vento e dalla sabbia, conservano immagini di straordinaria complessità tecnica e formale. Fra queste, le Feitian e le rappresentazioni della danza hanno assunto un valore particolare: corpi sospesi, abiti che seguono il movimento, gesti e traiettorie capaci di suggerire un ritmo anche quando la pittura resta immobile.
È proprio quel movimento che Peng Daqing prova a ricostruire attraverso l’incisione. La mostra milanese costruisce così un secondo livello di relazione. Alle opere incise si affianca infatti un immaginario murale ispirato a Dunhuang, nel quale le figure delle Feitian entrano in rapporto con le impronte dei sigilli. L’allestimento cerca una continuità visiva fra parete e pietra, fra immagine di grande formato e traccia concentrata del bulino.
Una tecnica antica nel presente
Lo zhuànkè appartiene alla lunga tradizione cinese della lavorazione dei sigilli e dell’incisione. Nel percorso di Peng Daqing questa pratica viene applicata a soggetti diversi: dai sigilli-ritratto dedicati a personalità illustri ai soggetti storici e culturali, fino all’incisione sulla terracotta Zisha.
La sua formazione passa dall’Università Jiao Tong di Shanghai e dall’Università Normale di Shanghai, oltre che dall’insegnamento di Wu Yiren, maestro contemporaneo della pittura, della calligrafia e dell’incisione. Vive a Shanghai ed è membro di diverse associazioni cinesi legate alla cultura, alla calligrafia e al collezionismo.
La memoria passa anche dalla materia
C’è poi un elemento che riguarda da vicino il modo in cui guardiamo alla conservazione del patrimonio. Le immagini delle Grotte di Mogao arrivano al presente dopo secoli di esposizione agli agenti naturali e al deterioramento. La loro fragilità fa parte della storia stessa delle opere. Peng Daqing lavora invece su una materia compatta, resistente, nella quale la permanenza del segno assume un significato diverso.
Il confronto fra i due mondi rende evidente una questione semplice: la memoria culturale non sopravvive soltanto perché viene custodita, ma anche perché continua a essere reinterpretata. Una pittura murale antica può generare un nuovo linguaggio senza perdere necessariamente il proprio legame con la storia.
È questo il terreno sul quale la mostra prova a collocarsi: fra conservazione e trasformazione, fra un patrimonio nato in un contesto lontano e una pratica artistica che oggi cerca una dimensione internazionale.
L’inaugurazione è prevista martedì 8 settembre alle 18.30, alla presenza dell’artista, con presentazione di Elisabetta Roncati. La mostra resterà aperta fino al 17 settembre alla MA-EC Gallery, in via Santa Maria Valle 2, a Milano. L’ingresso è gratuito. Gli orari sono dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, il sabato dalle 15 alle 19.
