9 Settembre 2026
/ 9.09.2026

Il palloncino che sparisce: arriva il primo modello biodegradabile

Si chiama Bioloon ed è nato nei laboratori di Londra: è un palloncino in lattice che si scompone nel giro di nove mesi, senza disperdere microplastiche né sostanze tossiche

Colorati e leggeri, i palloncini accompagnano compleanni e cerimonie da due secoli: il primo modello in gomma risale al 1824. Dietro l’immagine spensierata, però, si nasconde un problema ambientale serio. Ogni anno nel mondo se ne acquistano tra i 20 e i 25 miliardi, e buona parte finisce dispersa nell’ambiente. Uno studio dell’Università della Tasmania pubblicato nel 2019 sulla rivista Scientific Reports ha indicato i palloncini come il rifiuto plastico più pericoloso per gli uccelli marini: per un esemplare che li ingerisce il rischio di morte è 32 volte più alto rispetto a quello legato alla plastica rigida.

La maggior parte dei palloncini è composta da un materiale naturale, il lattice ricavato dalla linfa dell’albero della gomma. Il punto critico arriva dopo. Per renderli elastici e resistenti, il lattice viene sottoposto a un trattamento chiamato vulcanizzazione allo zolfo, che richiede l’aggiunta di acceleranti, attivanti e altre sostanze. Tra queste compaiono spesso sali di metalli pesanti e nitrosammine, composti che possono filtrare nell’ambiente man mano che il palloncino si sgretola. È per questo che molti prodotti etichettati come biodegradabili, di fatto, non lo sono: possono impiegare anni a decomporsi.

La ricetta dell’Imperial College

Il gruppo Bioloon, nato nel dipartimento di ingegneria chimica dell’Imperial College di Londra, ha scelto un’altra strada: non inventare un materiale nuovo, ma migliorare quello che già esiste. Il palloncino resta in lattice naturale, mescolato però a un secondo polimero biodegradabile e privo degli additivi dannosi. Le catene molecolari vengono legate tra loro con un metodo alternativo, già brevettato, che conserva la capacità del materiale di decomporsi. Il risultato, provato in terreno, acqua di mare e acqua deionizzata, si degrada – secondo gli autori dello studio – in circa nove mesi in tutte le condizioni. E non rinuncia alle prestazioni: si gonfia con facilità – anzi, più dei modelli tradizionali – può essere riutilizzato e non costa di più.

Verso il mercato

Il progetto è guidato dal professor Jason Hallett e sviluppato dalla dottoranda Juliana Cumming insieme alle imprenditrici Charlotte Melia e Christie Molgaard: l’obiettivo è arrivare sugli scaffali entro un paio d’anni. Le ambizioni, spiegano i ricercatori, vanno però oltre la festa. La stessa tecnica potrebbe togliere il lattice usa e getta dal ciclo dei rifiuti anche in molti altri oggetti di uso quotidiano, trasformando un piccolo gesto di sostenibilità in un cambiamento di scala industriale.

CONDIVIDI

Continua a leggere