10 Settembre 2026
/ 10.09.2026

Usa: 20 Stati sfidano Trump per difendere la biodiversità

Venti Stati e il Distretto di Columbia sfidano in tribunale le nuove regole dell’amministrazione Trump sull’Endangered Species Act. In gioco ci sono la definizione di “danno”, la protezione degli habitat e il peso degli interessi economici nelle decisioni federali

Venti Stati e il Distretto di Columbia hanno portato l’amministrazione Trump davanti ai tribunali federali per contestare le nuove regole sull’Endangered Species Act, la legge sulle specie in via di estinzione approvata dal Congresso nel 1973. Le cause arrivano meno di due mesi dopo l’annuncio delle nuove disposizioni da parte dei dipartimenti degli Interni e del Commercio.

Cosa cambia per gli habitat

La prima controversia riguarda la definizione di “danno”. Per gli Stati, la nuova interpretazione restringe una tutela che per decenni ha considerato anche l’alterazione degli habitat come una minaccia per le specie protette. Le nuove regole consentirebbero attività come trivellazioni petrolifere e attività minerarie quando non siano rivolte “direttamente e intenzionalmente” contro specifici animali, anche se possono ferirli o ucciderli trasformando il loro ambiente.

La seconda causa contesta due disposizioni: una elimina le protezioni generali per le specie appena classificate come minacciate, salvo misure specifiche del Fish and Wildlife Service; l’altra impone di considerare le obiezioni delle imprese, compresi i possibili costi economici, prima di designare determinate aree come “habitat critici”.

Gli Stati definiscono le nuove norme “un’inversione di tendenza di proporzioni clamorose” e “arbitrarie e capricciose”. Sostengono inoltre che violino il National Environmental Policy Act.

Una legge con risultati misurabili

L’Endangered Species Act è uno dei pilastri della conservazione americana. Secondo le denunce, il 99% delle specie protette dalla legge ha evitato l’estinzione. Tra i casi citati ci sono l’aquila calva, il condor della California, l’orso grizzly e la megattera.

La disputa riguarda il criterio con cui il governo federale valuta un territorio quando la sua tutela entra in conflitto con attività economiche. L’habitat diventa quindi il punto decisivo del confronto tra protezione della fauna e sviluppo.

La difesa dell’amministrazione

Il Dipartimento degli Interni respinge le accuse. Un portavoce sostiene che le agenzie federali debbano applicare l’Endangered Species Act “così come è scritto”, senza ampliarne la portata. Il dipartimento considera la causa un tentativo di conservare un “eccesso di regolamentazione” accumulato negli ultimi decenni.

Il segretario agli Interni Doug Burgum ha accusato la legge di essere stata “strumentalizzata” per bloccare numerosi progetti, con effetti sulla competitività e sui costi per gli americani. Secondo l’amministrazione, le nuove regole riportano la normativa verso il suo intento originario.

Lo scontro arriva dopo la decisione della Corte Suprema del 2024 che ha cancellato il precedente orientamento, in vigore da circa quarant’anni, sulle interpretazioni delle agenzie federali.

Le cause, depositate nei tribunali federali dell’area di San Francisco, si inseriscono nella più ampia serie di ricorsi degli Stati contro la politica ambientale del secondo mandato Trump. L’esito potrà incidere su territori dove conservazione, energia, miniere e sviluppo economico si sovrappongono.

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