17 Settembre 2026
/ 16.09.2026

Le fotografie di Giovanni Chiaramonte raccontano la luce come materia dell’immagine

Viasaterna dedica al fotografo scomparso nel 2023 una mostra che, a Milano, riunisce opere note e inedite, dalla serie “La Creazione/Neon” del 1975 alle immagini realizzate a Villa Panza

Settantacinque fotografie per ripercorrere quasi cinquant’anni del lavoro di Giovanni Chiaramonte attraverso la luce. È il percorso “Alight”, la mostra monografica che Viasaterna presenta il 6 ottobre a Milano, curata da Luca Fiore in collaborazione con gli Archivi Giovanni Chiaramonte. L’esposizione riunisce immagini conosciute e fotografie inedite e mette in relazione opere realizzate in periodi diversi, mostrando la continuità di una ricerca costruita intorno a luce, ombra, paesaggio e architettura.

Per Chiaramonte, scomparso nel 2023, fotografare significa anche interrogare il modo in cui un luogo diventa immagine. Ed è proprio questo il filo che permette di attraversare la mostra senza ridurla a una semplice retrospettiva.

La serie del 1975 torna completa

Uno dei nuclei principali è “La Creazione/Neon”, realizzata nel 1975 e presentata oggi per la prima volta nella sua completezza. Chiaramonte aveva fotografato con il teleobiettivo dettagli di insegne al neon colorate, impostando l’esposizione sulla luce artificiale. Così, il fondo diventa nero e le forme luminose sembrano emergere isolate dall’oscurità. Il riferimento alla Genesi, esplicito nel titolo, porta invece la ricerca sul terreno della luce come principio della creazione.

Le immagini erano state stampate originariamente in Cibachrome a partire da diapositive 35 mm. Nel 2016 Chiaramonte e lo stampatore Mario Govino hanno digitalizzato gli originali per ottenere nuove stampe a getto d’inchiostro. Secondo quanto spiegato dallo stesso fotografo, il nuovo procedimento consentiva una maggiore gradazione nelle ombre e un controllo più preciso del contrasto. È questa versione integrale della sequenza a essere esposta in “Alight”.

La stanza diventa una macchina fotografica

Il rapporto tra luce, spazio e immagine ritorna in “Di-Stanze”, serie di tredici fotografie realizzata nel 2001 a Villa Panza di Varese. Chiaramonte lavora sugli ambienti della villa e sulle opere della collezione. Nelle stanze delle scuderie nota alcuni piccoli fori nelle pareti. Indagando, scopre che le finestre verso l’esterno sono state oscurate con specchi. Da qui nasce l’esperimento: vengono spenti i neon e, attraverso uno dei fori, il paesaggio esterno viene proiettato capovolto sulla parete opposta.

La stanza assume così la funzione di una camera oscura. Un foro, la luce proveniente dall’esterno e l’immagine rovesciata del paesaggio riproducono fisicamente il principio ottico alla base della fotografia.

Paesaggio, architettura e ombre

Il percorso comprende inoltre fotografie realizzate tra il 1980 e i primi anni Duemila, provenienti dalla serie in parte inedita “Paesaggio italiano” e dai lavori raccolti nei volumi Terra del ritorno, Penisola delle figure, Westwards e Dolce è la luce. Le fotografie vengono accostate in dittici e trittici, creando corrispondenze tra luoghi e situazioni visive. Un’ombra proiettata da un albero o da un edificio può dialogare con un raggio di luce che attraversa un ambiente buio.

Tra le immagini più significative c’è quella realizzata al Parco dei Mostri di Bomarzo: Chiaramonte fotografa dall’interno della grande scultura dell’Orco, guardando verso l’apertura da cui arriva la luce. L’immagine è accostata a un autoritratto inedito in cui compare la sua stessa ombra.

Il curatore Luca Fiore considera questa fotografia “un manifesto di poetica dell’artista” e descrive la luce come un’”azione misteriosa, capace di velare e svelare allo stesso tempo”. La mostra ricostruisce così una ricerca che parte dalla fotografia degli anni Settanta e arriva alle opere degli anni Duemila, passando per il paesaggio italiano, l’architettura e il confronto con artisti come Dan Flavin, Robert Irwin e James Turrell.

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