Il nuovo El Niño potrebbe far aumentare del 5% i prezzi alimentari globali nell’arco di un anno. È la stima del Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea, il servizio scientifico dell’Ue che elabora analisi e dati per le istituzioni europee. Secondo il Jrc, un episodio tipico del fenomeno può avere effetti sui mercati alimentari perché altera temperature e precipitazioni in diverse aree del pianeta, comprese alcune delle principali regioni agricole. El Niño è già “saldamente stabilito”, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, e c’è una probabilità vicina al 100% che continui fino a febbraio 2027.
Il passaggio dai fenomeni climatici ai prezzi riguarda soprattutto i raccolti. Quando siccità, caldo o piogge anomale riducono la produzione di colture come mais, riso e frumento, la minore disponibilità può riflettersi sui mercati internazionali e, con un certo ritardo, sui prezzi degli alimenti. Per il Jrc, gli effetti economici di El Niño potrebbero diventare più evidenti negli ultimi mesi del 2026 e proseguire nel 2027.
Dove può colpire El Niño
Il fenomeno non produce gli stessi effetti ovunque. Le aree considerate maggiormente esposte dal Jrc sono l’Africa subsahariana, l’Asia meridionale e sudorientale, l’Australia e le Americhe. Le condizioni più secche potrebbero interessare Australia e Sud-est asiatico, Africa meridionale, America centrale, nord del Sud America, Sahel e India.
In altre regioni sono invece previste precipitazioni superiori alla norma. È il caso dell’Africa orientale costiera e dell’Asia centrale, mentre maggiori piogge potrebbero interessare anche il Sud-est del Sud America e gli Stati Uniti occidentali.
Le conseguenze agricole sono già contenute nelle stime citate dal Jrc. La produzione mondiale di frumento potrebbe diminuire di 35,9 milioni di tonnellate, pari al 4,26%, quella di riso di 9,9 milioni (-1,75%) e quella di mais di 3,34 milioni (-0,26%). La soia dovrebbe invece aumentare di 11,6 milioni di tonnellate (+2,7%). Per il Jrc, la conseguenza economica è potenzialmente più ampia del singolo raccolto: le variazioni della produzione possono influenzare inflazione, commercio e catene di approvvigionamento.
L’Italia parte da una stagione difficile
Per l’Unione europea il Jrc considera al momento limitato l’impatto diretto di El Niño sulla produzione agricola. Il problema è che l’agricoltura europea arriva al nuovo fenomeno dopo un’estate già difficile.
Nel bollettino del 24 agosto sul monitoraggio delle colture, il Jrc aveva rivisto nettamente al ribasso le previsioni per le colture estive a causa del caldo persistente e degli eccezionali deficit idrici. La resa della soia era stimata al 14% sotto la media degli ultimi cinque anni, quella del mais da granella al 7% in meno. In Italia la situazione risultava più critica: la resa del mais da granella era stimata al 15% sotto la media quinquennale, mentre quella della soia risultava inferiore del 17% alla media e del 26% rispetto al 2025.
Il nuovo El Niño si inserisce quindi in un sistema agricolo che sta già affrontando raccolti più incerti e costi elevati. Il Jrc segnala anche un elemento ancora difficile da quantificare: l’interazione tra il fenomeno, il cambiamento climatico e le temperature eccezionalmente elevate delle acque marine registrate dal 2023. La variabile da seguire nei prossimi mesi sarà il passaggio dagli effetti meteorologici sui campi a quelli sui raccolti, dai raccolti ai mercati e, infine, sui prezzi pagati dai consumatori.
