La Danimarca, per decenni leader mondiale nella produzione di pellicce di visone, si prepara a chiudere definitivamente gli ultimi allevamenti. Il governo di Copenaghen ha annunciato il 23 ottobre che non chiederà alla Commissione europea alcuna deroga per proseguire l’attività oltre l’entrata in vigore del divieto europeo, prevista per il 7 agosto 2027. Una decisione che segna la fine di un’industria già profondamente ridimensionata dalla pandemia e riapre il confronto sul futuro delle pellicce nell’Unione europea.
“Un’attività commerciale non dovrebbe continuare solo perché esiste da molto tempo. Dovrebbe anche avere un senso per la società, per l’economia e per gli animali”, ha dichiarato Christian Rabjerg Madsen, ministro danese per la Natura e il Benessere animale, motivando la scelta del governo.
Da 17 milioni di visoni a sette allevamenti
Prima della pandemia, in Danimarca erano attivi 1.147 allevamenti, con circa 17 milioni di visoni destinati alla produzione di pellicce. Nel 2020, la scoperta di focolai di SARS-CoV-2 in 290 strutture e di varianti del virus trasmesse dagli animali agli esseri umani spinse le autorità a ordinare l’abbattimento dei visoni allevati nel Paese.
Secondo Humane World for Animals, gli indennizzi riconosciuti agli allevatori hanno superato i tre miliardi di euro. Dopo la revoca della sospensione temporanea, soltanto una piccola parte delle aziende ha ripreso l’attività. Nell’agosto 2026, secondo il Registro centrale del bestiame danese, gli allevamenti ancora operativi erano appena sette.
A sancire la chiusura del settore interviene ora la normativa europea sulle specie esotiche invasive. Nel giugno 2025 il visone americano, allevato per la sua pelliccia, è stato inserito nell’elenco delle specie che minacciano la biodiversità europea. Dal 7 agosto 2027 scatterà il divieto di detenerlo e riprodurlo, con un periodo transitorio di due anni, fino all’agosto 2029.
Il regolamento consente ai singoli Stati di chiedere autorizzazioni eccezionali per ragioni imperative di interesse generale, comprese quelle economiche. La Danimarca ha deciso di rinunciarvi. La Finlandia, invece, ha già presentato una richiesta alla Commissione europea.
Perché gli allevamenti sono sotto accusa
Sulla decisione danese ha pesato anche il parere scientifico pubblicato nel luglio 2025 dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha esaminato le condizioni di benessere degli animali allevati per la produzione di pellicce.
Le valutazioni dell’Autorità indicano la necessità di profonde modifiche ai sistemi di allevamento. I visoni sono predatori attivi, con esigenze comportamentali difficilmente conciliabili con il confinamento nelle piccole gabbie metalliche utilizzate negli impianti.
Humane World for Animals, organizzazione internazionale per la protezione degli animali, considera la decisione danese un precedente importante per l’intera Unione.
“Questa è una decisione storica”, ha dichiarato Joanna Swabe, direttrice delle Relazioni istituzionali dell’organizzazione, chiedendo alla Commissione europea di vietare l’allevamento di animali per la produzione di pellicce in tutti gli Stati membri.
Un mercato in declino
Il settore europeo delle pellicce attraversa da anni una profonda contrazione. Secondo il rapporto “A full-cost account of the EU fur industry”, citato da Humane World for Animals, il numero di animali uccisi per la loro pelliccia è diminuito dell’86% nell’ultimo decennio, scendendo a 6,3 milioni nel 2024. Nello stesso periodo, il valore delle vendite di pelli si è ridotto del 92%, attestandosi a circa 183 milioni di euro.
L’allevamento per la produzione di pellicce è già vietato in 24 Paesi europei, di cui 18 appartenenti all’Unione. Eppure, secondo l’organizzazione, nell’UE restano circa 1.200 allevamenti, che ospitano oltre sei milioni di animali, tra visoni, volpi e cani procione.
La campagna Fur Free Europe, sostenuta da oltre 1,5 milioni di cittadini, chiede alla Commissione di vietare sia l’allevamento per pellicce sia la commercializzazione dei prodotti provenienti da questa industria.
Il divieto che entrerà in vigore nel 2027 riguarda specificamente il visone americano. Una proibizione generale dell’allevamento per pellicce richiederebbe invece un ulteriore intervento europeo. Anche in Danimarca, del resto, rimangono alcune strutture che allevano cincillà per la loro pelliccia.
