27 Ottobre 2026
/ 27.10.2026

Lo Stretto di Sicilia diventa un’oasi di speranza per il Mediterraneo

Tra Sicilia, Malta e Tunisia, oltre 114 mila chilometri quadrati di mare riconosciuti da Mission Blue per la loro biodiversità. Il WWF lavora a un accordo internazionale per tutelarli

Lo Stretto di Sicilia è uno dei tratti di mare più importanti per la biodiversità del Mediterraneo. Nelle sue acque transitano balene, delfini, tartarughe e tonni rossi, lungo rotte migratorie che collegano le diverse sponde del bacino. Ora quest’area, insieme al plateau tunisino, l’ampia piattaforma di fondali poco profondi che si estende al largo della Tunisia, hanno ottenuto il riconoscimento di Hope Spot da Mission Blue, l’organizzazione internazionale fondata dall’oceanografa Sylvia Earle per promuovere la protezione degli oceani.

La designazione, annunciata il 26 ottobre e sostenuta dalla Mediterranean Marine Initiative del WWF, riguarda oltre 114 mila chilometri quadrati di mare tra Italia, Malta e Tunisia. Un riconoscimento importante, che apre però una questione ancora irrisolta: come garantire una tutela efficace a un ecosistema condiviso da più Paesi, attraversato anche da importanti rotte commerciali ed energetiche?

Un corridoio vitale per la biodiversità marina

Lo Stretto di Sicilia mette in comunicazione il Mediterraneo occidentale con quello orientale. La varietà dei suoi fondali e delle condizioni marine crea habitat essenziali per l’alimentazione, la riproduzione e la crescita di numerose specie. La conservazione di questo patrimonio richiede interventi coordinati sulle due sponde del Mediterraneo. Gli animali attraversano acque territoriali e zone marittime soggette a giurisdizioni differenti, rendendo indispensabile la collaborazione tra gli Stati. “L’oceano non riconosce i confini che tracciamo sulle mappe”, ha ricordato Sylvia Earle, fondatrice di Mission Blue.

Cosa cambia con il riconoscimento di Hope Spot

Gli Hope Spot, letteralmente “luoghi di speranza”, sono aree marine individuate da Mission Blue per il loro particolare valore ecologico e per l’importanza della loro conservazione.

La designazione non equivale però all’istituzione di un’area marina protetta. Non comporta automaticamente nuove restrizioni alla pesca, alla navigazione o alle altre attività economiche. Serve piuttosto a richiamare l’attenzione internazionale e a sostenere l’adozione di misure concrete di salvaguardia.

Dal 2023 il WWF e i suoi partner lavorano con autorità, istituzioni e soggetti interessati per individuare le aree prioritarie e costruire una strategia condivisa. L’iniziativa si inserisce nell’obiettivo internazionale di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030.

Italia, Malta e Tunisia alla prova della cooperazione

Tra le proposte avanzate figura la creazione di un’Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea (SPAMI), uno strumento previsto dalla Convenzione di Barcellona, l’accordo internazionale per la tutela del Mediterraneo. Il riconoscimento potrebbe offrire una cornice comune per coordinare gli interventi di conservazione tra i Paesi coinvolti.

Il tema sarà al centro dell’evento Mediterraneo Mare Protetto, organizzato dal WWF mercoledì 28 ottobre alle 18 al Museo MAXXI di Roma, con la partecipazione di Sylvia Earle. Il nuovo Hope Spot offre una base per rafforzare la cooperazione internazionale. Il passaggio decisivo sarà definire quali zone proteggere, con quali regole e attraverso quali accordi.

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