Distesi fianco a fianco su un letto conviviale, lui che le passa un braccio dietro le spalle, entrambi con un sorriso appena accennato, come se il banchetto non fosse mai finito. Da oltre 2.500 anni gli Sposi di Cerveteri sono l’immagine più nota della civiltà etrusca e ora la loro superficie dipinta torna a essere leggibile. Al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, a Roma, il 29 ottobre si è chiuso l’intervento che per più di un anno e mezzo ha impegnato tecnici e restauratori.
Un ritratto di coppia di 25 secoli fa
Modellato fra il 530 e il 520 a.C. da artigiani rimasti anonimi, con ogni probabilità attivi a Cerveteri, il sarcofago misura circa 2 metri in lunghezza e 1,40 in altezza. Marito e moglie compaiono insieme, sullo stesso piano, durante un momento di festa: una scena che racconta molto delle abitudini sociali degli Etruschi e del posto riservato alla donna, ed è proprio questa intimità domestica ad averlo reso celebre ben oltre la cerchia degli archeologi. Nel tempo la coppia è diventata il simbolo stesso del museo romano, riprodotta su manifesti, libri di scuola e cartoline.
Polvere, crepe e vecchie vernici
Da decenni nessuno ci aveva più messo mano. Il tempo aveva steso sulla terracotta una patina di polvere e incrostazioni, mentre le sostanze usate in passato per proteggerla si erano degradate. I restauratori hanno stabilizzato crepe e lesioni del materiale e hanno controllato uno per uno gli assemblaggi e le strutture di sostegno lasciati dagli interventi precedenti, così da mettere l’opera al riparo per gli anni a venire. Il cantiere è partito nel 2025: nei primi quattro mesi, da marzo a giugno, ci si è concentrati su una parte del coperchio.
Il cantiere diventato percorso di visita
La particolarità dell’operazione è che il laboratorio non è mai stato nascosto. Chi entrava al museo poteva fermarsi a guardare i tecnici, fare domande o semplicemente osservare la coppia da una distanza insolita. Una scelta che ha portato allo scoperto un lavoro di solito confinato dietro le quinte, avvicinando i visitatori alla materia dell’opera. Secondo Villa Giulia sono passate di lì centinaia di persone e il confronto con il pubblico sulle scelte del restauro è stato uno degli aspetti più riusciti dell’esperienza.
La squadra e i fondi
Accanto al Museo hanno lavorato l’Istituto centrale per il restauro (Icr), il Consorzio Re.Co e la società Equilibrarte. Il conto finale è di 328 mila euro, pagati attraverso l’Art Bonus, l’agevolazione fiscale per chi finanzia la tutela del patrimonio, con la Banca Popolare del Cassinate nel ruolo di mecenate. Ancora pochi giorni e gli Sposi saranno di nuovo esposti nella loro sala.
