30 Ottobre 2026
/ 30.10.2026

Foreste italiane più estese ma più fragili: nel 2026 incendi in aumento del 20%

Il report di Legambiente: bruciati oltre 130 mila ettari, quasi un terzo in aree Natura 2000. Pianificazione e gestione ferme al 21% e all’11% dei boschi. Le richieste al Governo per il 2030

I boschi italiani continuano a guadagnare terreno, ma sono sempre più esposti. È il quadro che emerge da “La Bioeconomia delle foreste 2026”, il nuovo report di Legambiente presentato a Roma durante il IX Forum Foreste. La crescita della superficie boscata, spinta soprattutto dall’abbandono delle aree rurali e montane, non va di pari passo con la capacità di prendersene cura. Gli allarmi principali sono quattro: incendi, crisi climatica e specie invasive, ritardi nella gestione e dipendenza dal legname estero.

Colpita la Rete Natura 2000

Il fronte più critico resta quello del fuoco. Secondo l’elaborazione dell’associazione su dati EFFIS/Copernicus, tra il 1° gennaio e il 15 ottobre in Italia si sono registrati 2.223 incendi, il 20,5% in più rispetto al 2025. La superficie bruciata ha raggiunto 130.858 ettari, con un aumento del 36%: l’equivalente di oltre 183 mila campi da calcio. Il 28,66% delle aree colpite, circa 37.500 ettari, ricade nella Rete Natura 2000, con circa 12 mila ettari di natura protetta in più andati in fumo rispetto all’anno precedente.

Il Sud paga il prezzo più alto. La Sicilia da sola conta 71.178 ettari bruciati e 836 roghi, seguita da Calabria (14.359 ettari) e Puglia (13.649). Subito dopo vengono Piemonte e Sardegna, entrambe sopra i 5 mila ettari, mentre l’Abruzzo si ferma a 4.594. Sono queste, insieme, le regioni dove le fiamme hanno colpito di più le aree protette. L’unico territorio rimasto indenne è la provincia di Bolzano. I Comuni toccati dagli incendi salgono a 789 (+19%), e quasi due su tre sono piccoli centri sotto i 5 mila abitanti. Un dato riassume il paradosso: ogni anno in Italia brucia una superficie superiore ai 100 mila ettari, ben più dei 72 mila autorizzati al taglio.

Poca prevenzione

Sul versante della prevenzione i passi avanti sono minimi. La pianificazione forestale copre il 21% dei boschi (dal 18% del 2025), la gestione sostenibile appena l’11% (dall’8%). Intanto siccità, ondate di calore ed eventi estremi si intensificano, e la cocciniglia tartaruga del pino, parassita di origine asiatica, sta decimando le pinete della macchia mediterranea.

C’è poi la questione economica. Nonostante un patrimonio forestale di circa 11 milioni di ettari, quasi il 37% del territorio nazionale, l’Italia importa ancora l’80% del legname che consuma e preleva poco più di un terzo della crescita annua dei suoi boschi. Una dipendenza che espone il Paese a rischi in caso di tensioni commerciali o sanzioni. Eppure la filiera bosco-legno-energia vale 52,2 miliardi di euro di fatturato, il 4,3% del manifatturiero nazionale, con 62.100 imprese e 292 mila addetti.

La gestione dei boschi la fa il fuoco

Per Legambiente oggi la gestione dei boschi la fa il fuoco, mentre la loro conservazione è lasciata all’abbandono. Da qui la richiesta di un cambio di rotta, con una prevenzione strutturale fatta di manutenzione del territorio, fuoco prescritto, catasti incendi aggiornati e monitoraggio satellitare, e un piano industriale nazionale per la filiera. Al Governo l’associazione chiede un obiettivo preciso al 2030: certificare almeno il 25% delle foreste, pianificarne almeno la metà e ridurre del 30% le importazioni di legno.

“Dall’Italia ci aspettiamo un serio cambio di passo”, ha dichiarato il presidente nazionale Stefano Ciafani, sottolineando che la gestione forestale va inserita negli obiettivi europei su clima e biodiversità. Antonio Nicoletti, responsabile aree protette, ha richiamato le Regioni all’attuazione della Strategia forestale nazionale.

Le proposte saranno rilanciate il 21 novembre, Giornata Nazionale degli Alberi, con la campagna “Festa dell’albero” in programma dal 20 al 22 novembre, insieme alla richiesta di applicare pienamente la Legge 10/2013 sul verde urbano.

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