Gli allagamenti li avevano lasciati nei campi per mesi, fuori dai tempi previsti per la vendita. Poi, con la primavera, i porri hanno ripreso a crescere tutti insieme, troppo rapidamente per essere assorbiti dal mercato. Così quel raccolto, destinato a trasformarsi in perdita economica e spreco alimentare, è diventato un omaggio distribuito nei punti vendita NaturaSì.
Dietro “Un dono contro lo spreco”, l’iniziativa realizzata insieme alla Società Agricola Biodinamica San Michele, c’è una vicenda che fotografa bene il momento attraversato dall’agricoltura italiana: produzioni rallentate dalle piogge estreme, maturazioni alterate e aziende costrette a rincorrere un clima sempre più instabile.
Dal 28 al 30 maggio, fino a esaurimento scorte, i clienti NaturaSì riceveranno gratuitamente i porri biodinamici coltivati dall’azienda San Michele. Le forti piogge tra settembre e ottobre avevano bloccato la crescita delle piante, impedendone la commercializzazione nei tempi previsti. Con il ritorno delle temperature miti, però, il raccolto è maturato in blocco, creando un eccesso di prodotto difficile da collocare sul mercato.
Lo spreco che nasce nei campi
Per anni il tema dello spreco alimentare è stato associato soprattutto ai consumi domestici e alla grande distribuzione. Oggi una parte crescente delle perdite nasce molto prima, direttamente nelle aziende agricole.
Secondo Waste Watcher International, nel 2025 in Italia sono state sprecate oltre 5 milioni di tonnellate di cibo, per un valore superiore ai 13,5 miliardi di euro. Nello stesso periodo gli eventi climatici estremi hanno provocato circa 12 miliardi di euro di danni all’agricoltura.
Siccità, grandinate e piogge torrenziali stanno modificando i tempi biologici delle colture. Non sempre i raccolti vengono distrutti: spesso semplicemente maturano nel momento sbagliato, troppo presto o troppo tardi rispetto ai tempi della distribuzione.
Filiere rigide, agricoltura fragile
Il caso dei porri biodinamici mostra anche la fragilità di filiere costruite su programmazione e continuità. Quando il clima altera i ritmi agricoli, aumentano i costi di raccolta, stoccaggio e distribuzione, soprattutto per le aziende più piccole.
L’iniziativa di NaturaSì prova così a trasformare un potenziale spreco in un’operazione di recupero alimentare. Ma il tema resta più ampio: il cambiamento climatico sta modificando il significato stesso dello spreco, che oggi riguarda sempre più spesso prodotti sani e commestibili esclusi dal mercato per ragioni legate all’instabilità meteorologica.
