12 Giugno 2026
/ 12.06.2026

Come creare un giardino per la biodiversità: nelle scuole britanniche arriva un nuovo corso di studi

Il nuovo programma di storia naturale insegnerà agli studenti come funzionano gli ecosistemi, quali effetti hanno le attività umane sull'ambiente e come favorire il ritorno di specie e impollinatori

Piantare un prato fiorito per gli impollinatori diventa parte del percorso scolastico. In Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord il governo ha presentato il programma del nuovo GCSE di Storia Naturale, una materia attesa da anni che porterà nelle aule temi come biodiversità, cambiamenti climatici e conservazione degli ecosistemi. Il corso prevede almeno venti ore di attività sul campo e mira a trasformare parchi, cortili scolastici e spazi verdi urbani in luoghi di osservazione e apprendimento.

Il GCSE (General Certificate of Secondary Education) è l’esame che gli studenti britannici sostengono intorno ai sedici anni al termine della scuola secondaria inferiore. Ogni materia ha un proprio programma e un proprio esame finale; superarlo equivale, nel sistema scolastico del Regno Unito, a certificare una competenza riconosciuta a livello nazionale. Introdurre un GCSE di Storia Naturale significa quindi costruire un percorso strutturato con obiettivi, valutazioni e peso formale nel curriculum degli studenti.

Dalla teoria all’osservazione diretta

Il programma si articola attorno a tre grandi aree: habitat e fauna del Regno Unito, impatti delle attività umane sul mondo naturale, cambiamenti climatici e strategie di conservazione. Temi che oggi attraversano discipline diverse, dalla geografia alle scienze, ma che raramente vengono affrontati come un quadro organico. Tra le competenze pratiche figurano la progettazione di spazi favorevoli agli impollinatori e la realizzazione di aree con fiori selvatici: strumenti semplici ma misurabili, che collegano l’apprendimento a trasformazioni concrete del territorio circostante.

Come ha spiegato Stephanie Holt al Guardian, responsabile della formazione sulla biodiversità del Natural History Museum e tra i collaboratori del progetto, l’intenzione è suscitare curiosità verso le specie presenti “letteralmente ovunque” attorno agli studenti. Un’impostazione che prova a superare l’idea della natura come qualcosa di distante, confinato nelle riserve o nei documentari.

Una risposta culturale alla crisi ecologica

La nascita del GCSE di Storia Naturale arriva dopo oltre un decennio di richieste da parte di educatori, scienziati e associazioni ambientaliste. Il programma era stato elaborato da tempo, ma la sua introduzione ha subito ripetuti rinvii. Non è difficile capire perché abbia assunto anche un valore politico: negli ultimi anni il governo britannico è stato accusato più volte di trattare la tutela della natura come un vincolo rispetto agli obiettivi di crescita economica. La decisione di investire su una formazione specifica rappresenta quindi un segnale in controtendenza, almeno sul piano culturale.

Steve Backshall, naturalista e divulgatore scientifico, ha definito al quotidiano inglese il nuovo corso uno strumento capace di offrire alle giovani generazioni le conoscenze necessarie per comprendere alcune delle sfide contemporanee più urgenti.

Una lezione che riguarda anche l’Europa

La questione va oltre il sistema scolastico britannico. In tutta Europa si moltiplicano gli allarmi sul declino degli impollinatori, sulla frammentazione degli habitat e sulla crescente distanza tra cittadini e natura. Eppure l’educazione ambientale continua spesso a occupare uno spazio marginale nei programmi scolastici.

Il punto non è formare una generazione di naturalisti. È fornire gli strumenti minimi per comprendere il funzionamento dei sistemi naturali dai quali dipendono l’agricoltura, la qualità dell’acqua e il clima. La scelta britannica solleva una domanda che riguarda anche altri Paesi: se la crisi della biodiversità è una delle principali emergenze del secolo, perché la sua conoscenza continua a essere trattata come un argomento accessorio?

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