11 Giugno 2026
/ 10.06.2026

Dove soffia il vento cresce il turismo

Legambiente pubblica la quinta edizione della guida “Parchi del vento”: 34 impianti eolici mappati in tutta Italia, da visitare a piedi, in bici o a cavallo. Un racconto di come l’energia pulita possa diventare motore di turismo lento, valorizzazione dei borghi e rilancio delle aree interne

C’è chi vede nelle pale eoliche una ferita nel paesaggio e chi, invece, ci costruisce intorno un itinerario per riportare l’attenzione sullo sviluppo dolce delle aree interne. Legambiente ha scelto la seconda strada e lo fa ormai da cinque anni con “Parchi del vento“, la guida turistica agli impianti eolici italiani.

Trentaquattro parchi eolici mappati da nord a sud, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno, dove il vento soffia più forte e il turismo ha ancora ampi margini di crescita. La guida non si limita alle schede tecniche degli impianti: indica come raggiungerli, quali sentieri percorrere, dove dormire, cosa mangiare. È un invito a scoprire l’Italia meno battuta, quella dei borghi medievali, dei siti archeologici dimenticati, delle eccellenze agroalimentari che crescono all’ombra delle pale.

Trekking, ciclabili, passeggiate a cavallo, arrampicate, rafting, birdwatching: le attività proposte intorno agli impianti sono pensate per chi vuole muoversi senza fretta, con gli occhi aperti su un paesaggio che cambia e non smette di raccontare storia e cultura.

Le sette new entry del 2026

Quest’anno la mappa si arricchisce di sette nuovi parchi: quattro in Sicilia, uno in Sardegna, uno in Campania e uno in Puglia. È una geografia che conferma il ruolo centrale del Sud nella transizione energetica italiana, ma anche le potenzialità turistiche di territori che spesso faticano ad attrarre visitatori.

Nei Comuni di Partinico, Monreale, Camporeale e Salemi-Castelvetrano, i parchi eolici della Sicilia Occidentale offrono un itinerario che mette insieme modernità tecnologica e arte senza tempo: il Duomo di Monreale, il borgo di Salemi, i templi di Selinunte, i mosaici di Borgo Parrini, tra uliveti e vini doc. Nel catanese, il parco di Mineo-Militello-Vizzini (100,8 MW) ha beneficiato del repowering – la sostituzione di vecchie pale con turbine più potenti e meno numerose – liberando spazio per nuovi sentieri con vista sull’Etna e creando connessioni con i luoghi letterari di Verga, il borgo medievale di Mineo e il barocco Unesco di Militello.

In Sardegna, il Parco di Sa Turrina Manna (80 MW), nei Comuni di Tula ed Erula, è già citato come modello: le strade di manutenzione dell’impianto sono diventate percorsi per camminatori e ciclisti, con panorami sulla Gallura e sul Monte Acuto, tra il Lago Coghinas, i boschi dell’altopiano e le tradizioni del borgo di Tula.

In Campania, il parco di Baselice (36 MW), a quasi 900 metri d’altitudine nel Beneventano, è una porta d’ingresso all’Appennino: i percorsi a piedi o in bici lungo le dorsali della Val Fortore arrivano fino agli affacci su Puglia e Molise, al cammino di San Giovanni Eremita e alle sponde del Lago di Occhito, paradiso del birdwatching. Infine, in Puglia, il Parco di Mondonuovo a Mesagne (53 MW) si inserisce tra gli uliveti salentini e lungo il tracciato dell’Appia Antica, con un itinerario che tocca il centro storico a forma di cuore di Mesagne, il Castello Orsini del Balzo e i reperti messapici del Museo Granafei.

Il repowering cambia il paesaggio

Una delle parole chiave di questa edizione è “repowering”: la sostituzione di impianti obsoleti con turbine di nuova generazione: più alte, più potenti, ma anche molto meno numerose. Il risultato è che la stessa area può produrre il triplo dell’energia con la metà delle pale. Meno ingombro visivo, meno impatto acustico, più spazio per la natura e per i visitatori. E un contributo concreto alla decarbonizzazione: nel 2025 l’eolico ha contribuito per il 16,7% alla produzione rinnovabile italiana e per il 6,9% ai consumi elettrici complessivi.

La guida mette assieme tutti questi elementi e si propone come uno strumento concreto per superare l’opposizione ideologica che ha rallentato lo sviluppo delle alternative all’economia fossile: quella che sta mettendo a rischio la vivibilità di ampie aree del mondo, minacciando di moltiplicare i conflitti e le guerre di cui cominciamo a intravedere le dimensioni.

Tutto ha un impatto ambientale, l’esistenza della nostra specie modifica gli ecosistemi. Ma per millenni, prima dello sviluppo frenetico dei combustibili fossili, la presenza umana non ha minato gli equilibri globali. Adesso lo sta facendo. Ed è ora di mettere in campo le misure necessarie alla sicurezza collettiva. Soprattutto quando sono compatibili con uno sviluppo dolce dell’economia.

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