15 Giugno 2026
/ 15.06.2026

El Niño torna nel Pacifico. E rimette al centro una domanda sul clima globale

La NOAA ha confermato l'avvio del fenomeno nel Pacifico tropicale. Quando un ciclo naturale di questo tipo si innesta su un sistema già più caldo, gli effetti possono risultare amplificati: quanto amplificati?

El Niño è tornato. La conferma arriva dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), secondo cui nel Pacifico tropicale si sono ormai consolidate le condizioni tipiche di una nuova fase del fenomeno. Le previsioni indicano anche un possibile rafforzamento nei prossimi mesi, con una probabilità significativa di raggiungere un’intensità moderata o forte entro l’autunno.

Non si tratta, di per sé, di un evento eccezionale. El Niño si manifesta ciclicamente ogni due-sette anni ed è uno dei principali regolatori naturali del clima terrestre: interviene sulle temperature oceaniche, modifica i regimi delle precipitazioni e influenza, anche se temporaneamente, gli equilibri atmosferici globali. La novità è il contesto.

Una distinzione spesso trascurata

Ogni nuovo episodio oggi si sviluppa in un Pianeta che continua ad accumulare calore. Per questo gli scienziati osservano con attenzione l’interazione tra variabilità naturale e riscaldamento globale.Nel dibattito pubblico questa distinzione resta spesso confusa: El Niño è un fenomeno naturale, il cambiamento climatico è invece una tendenza di lungo periodo legata anche alle attività umane. Non sono la stessa cosa, né operano sulla stessa scala temporale.

El Niño dura in genere mesi e si esaurisce entro circa un anno. Il cambiamento climatico, al contrario, modifica lentamente ma in modo strutturale il sistema climatico terrestre. I due processi però si sovrappongono: quando un ciclo naturale di questo tipo si innesta su un sistema già più caldo, gli effetti possono risultare amplificati.

Cosa osservano gli scienziati

Secondo la NOAA, le anomalie termiche nel Pacifico centro-orientale potrebbero superare nei prossimi mesi i due gradi centigradi rispetto alla media, soglia tipica degli episodi più intensi, talvolta definiti “Super El Niño“.

Gli eventi più forti del passato sono stati associati a impatti climatici rilevanti: siccità in Australia, India e Africa orientale, e piogge estreme con alluvioni lungo le coste pacifiche delle Americhe. Anche la temperatura media globale tende a risentirne. Il calore accumulato dagli oceani viene trasferito all’atmosfera, contribuendo a un temporaneo aumento delle temperature planetarie. Non esiste però un legame diretto e deterministico tra El Niño e i singoli eventi meteo: la climatologia lavora su probabilità e tendenze, non su certezze.

E l’Italia?

L’Europa è lontana dal cuore del fenomeno, nel Pacifico tropicale, e gli effetti su scala locale sono generalmente indiretti. Questo non significa che l’impatto sia nullo. I cambiamenti nella circolazione atmosferica globale possono comunque influenzare il bacino mediterraneo. Alcuni modelli stagionali indicano la possibilità di una seconda parte dell’estate calda e umida e di un autunno con maggiore energia atmosferica disponibile.

Oltre le previsioni stagionali

Il ritorno di El Niño ricorda che il clima è il risultato dell’interazione continua tra processi naturali e cambiamenti di fondo del sistema terrestre. Le oscillazioni naturali restano fondamentali, ma oggi agiscono su un Pianeta profondamente modificato: oceani più caldi, record termici sempre più frequenti e maggiore instabilità climatica.

Per questo la conferma della NOAA non riguarda solo le previsioni dei prossimi mesi. Riguarda il modo in cui uno dei principali motori climatici del Pianeta si inserisce in una nuova condizione globale. Più che una previsione, è una domanda aperta. Probabilmente una delle più rilevanti per capire il clima nell’era del riscaldamento globale.

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