Quando una tartaruga marina emerge dalla sabbia e raggiunge il mare, inizia una delle fasi più misteriose della sua esistenza. Per decenni i ricercatori hanno seguito con crescente precisione la nidificazione delle tartarughe Caretta caretta sulle spiagge mediterranee, ma molto meno si sapeva di ciò che accade dopo. Dove trascorrono gli anni della crescita? Quali aree frequentano? Come cambiano le loro abitudini nel corso della vita?
A queste domande prova a rispondere uno studio pubblicato sulla rivista Marine Environmental Research da un gruppo internazionale di ricercatori coordinato nell’ambito del progetto LIFE Conceptu Maris. Analizzando quasi 3.000 avvistamenti raccolti tra il 2019 e il 2024 lungo le principali rotte dei traghetti nel Mediterraneo occidentale e nell’Adriatico, gli autori hanno ricostruito il quadro d’insieme della distribuzione delle tartarughe marine in mare aperto durante le diverse fasi della crescita.
Un Mediterraneo diverso per ogni età
La ricerca parte da una constatazione: non esiste una sola vita da tartaruga. Come scrivono i ricercatori, gli esemplari più giovani occupano ambienti caratterizzati da acque “calde, produttive e dinamiche”, mentre gli adulti si concentrano prevalentemente in habitat “più profondi e termicamente stabili”.
Lo studio individua inoltre alcune regioni che assumono un ruolo strategico lungo l’intero ciclo vitale della specie. Tra queste figurano anche il mar Tirreno e l’Adriatico. Si tratta di aree frequentate da più classi di età, anche se con modalità differenti a seconda della stagione e dello stadio di sviluppo.

Particolarmente interessante è il caso del mare Algerino, che emerge come una sorta di crocevia ecologico del Mediterraneo occidentale. Qui si concentrano sia giovani individui in fase di crescita sia adulti impegnati nelle attività di alimentazione. Nel Tirreno, invece, lo studio evidenzia l’importanza di alcune aree offshore associate a rilievi sottomarini come i monti sommersi Marsili e Palinuro, che sembrano offrire condizioni favorevoli soprattutto agli individui più maturi.
Oltre le spiagge
I risultati arrivano in un momento in cui la presenza di Caretta caretta sulle coste italiane continua ad aumentare. Negli ultimi anni le nidificazioni sono diventate sempre più frequenti anche lungo tratti di litorale dove fino a poco tempo fa rappresentavano eventi eccezionali.Proprio per questo gli autori invitano a spostare lo sguardo oltre le spiagge. Se i nidi sono la parte più visibile della storia, gran parte della vita delle tartarughe si svolge infatti lontano dalla costa, in ambienti che restano poco protetti e spesso poco studiati.
Le principali minacce per la specie continuano a concentrarsi in mare aperto: catture accidentali nelle attività di pesca, collisioni con le imbarcazioni, inquinamento da plastica e altri rifiuti galleggianti.
La sfida della conservazione
Secondo gli autori, conoscere con maggiore precisione dove si trovano gli habitat utilizzati dalle diverse classi di età rappresenta un passaggio essenziale per rendere più efficaci le politiche di tutela.
Molte aree marine protette del Mediterraneo sono state infatti progettate soprattutto per la conservazione degli ambienti costieri. Le nuove mappe elaborate dal progetto LIFE Conceptu Maris mostrano invece che alcune delle zone più importanti per le tartarughe si trovano al largo, spesso al di fuori degli attuali sistemi di protezione.
La scoperta più significativa dello studio è forse proprio questa: dietro le immagini delle schiuse estive e dei nidi sorvegliati dai volontari esiste un Mediterraneo invisibile, fatto di rotte, habitat e aree cruciali che accompagnano le tartarughe per tutta la vita. Un mondo che fino a oggi conoscevamo solo in parte e che la ricerca scientifica sta finalmente iniziando a portare alla luce.
