11 Giugno 2026
/ 10.06.2026

Il Mondiale più inquinante di sempre

La Coppa del Mondo 2026, ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico, potrebbe generare il doppio delle emissioni dei tornei precedenti. Colpa del formato allargato, delle città sparse su un continente privo di alta velocità ferroviaria e di milioni di voli intercontinentali. Un rapporto indipendente chiede alla Fifa di fare i conti con il suo "punto cieco" climatico

Mentre il calcio mondiale si appresta a vivere la sua edizione più grande di sempre – 48 squadre, 104 partite, tre Paesi ospitanti – un rapporto pubblicato dal New Weather Institute lancia un allarme difficile da ignorare: la Coppa del Mondo 2026 rischia di diventare l’evento sportivo più inquinante della storia. Le proiezioni parlano di almeno 9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, quasi il doppio della media dei tornei disputati tra il 2010 e il 2022, che si attestava intorno a 4,7 milioni. In uno scenario più pessimistico, la cifra potrebbe salire fino a 15 milioni di tonnellate.

È la conseguenza logica di scelte precise: un format sempre più espanso; città ospitanti a migliaia di chilometri di distanza l’una dall’altra; l’assenza quasi totale di alternative al trasporto aereo. Il rapporto, prodotto in collaborazione con Scientists for Global Responsibility, Environmental Defense Fund e The Sport for Climate Action Network, non risparmia critiche alla Federazione internazionale del calcio, accusata di avere un “punto cieco” di fronte alla crisi climatica.

Più squadre, più partite, più aerei

La radice del problema è strutturale. Il passaggio da 32 a 48 squadre ha aumentato del 63% il numero di partite rispetto alle edizioni precedenti. A differenza dei tornei concentrati in un singolo Paese, questa Coppa del Mondo si disputa in 16 città sparse sull’intero continente nordamericano, da Vancouver a Monterrey, da New York a Los Angeles.

Il risultato è che squadre, staff tecnici, giornalisti e milioni di tifosi dovranno affidarsi quasi esclusivamente agli aerei per spostarsi. Secondo le stime del rapporto, il trasporto aereo genererà oltre 7,7 milioni di tonnellate di CO₂, con un aumento compreso tra il 160% e il 325% rispetto ai tornei precedenti. Una forbice enorme, che dipende dal numero effettivo di spettatori in viaggio e dalla provenienza geografica dei tifosi delle squadre qualificate.

Il confronto con l’Europa è impietoso. Il vecchio continente dispone di una rete ferroviaria ad alta velocità che collega le principali città in poche ore, rendendo il treno un’alternativa concreta all’aereo per spostamenti anche di 600–700 chilometri. Il Nord America, invece, non ha mai sviluppato un sistema simile su scala continentale. Tra Seattle e Dallas, tra Toronto e Miami, l’unica opzione rapida e accessibile è salire su un aereo.

Il punto cieco della Fifa

Il titolo del rapporto, “FIFA’s Climate Blind Spot“, è già un manifesto. Gli autori sostengono che la federazione abbia sistematicamente ignorato le implicazioni climatiche delle proprie decisioni strategiche. La scelta di allargare il torneo a 48 squadre, quella di assegnare l’edizione 2026 a tre Paesi distanti tra loro, la rinuncia a criteri ambientali stringenti nella selezione delle sedi: tutto questo avrebbe dovuto essere valutato alla luce degli obiettivi di riduzione delle emissioni che la stessa Fifa dichiara di perseguire.

Non è la prima volta che i grandi eventi sportivi si trovano sotto accusa per l’impatto ambientale. Le Olimpiadi, i Gran Premi di Formula 1, i tornei di tennis del Grande Slam: tutti hanno dovuto fare i conti con l’impronta ecologica generata dagli spostamenti di atleti e spettatori. Ma la Coppa del Mondo ha una scala che pochi altri eventi possono eguagliare, con un seguito globale che mobilita decine di milioni di persone.

Quel che rende il caso del 2026 particolarmente emblematico è il contrasto tra le ambizioni dichiarate e le scelte concrete. La Fifa ha sottoscritto iniziative internazionali per la sostenibilità nello sport, si è impegnata a ridurre le proprie emissioni, ha pubblicato strategie climatiche articolate. Ma poi ha approvato un formato più grande, ha scelto sedi più distanti e non ha previsto meccanismi concreti per disincentivare il trasporto aereo o incentivare alternative più sostenibili.

Cosa dice la Fifa

La federazione, dal canto suo, non si tira indietro sul tema. Sul proprio sito istituzionale la Fifa afferma che il Mondiale 2026 sarà accompagnato da una strategia di sostenibilità volta a ridurre l’impatto ambientale e a lasciare un “lascito positivo” nelle città ospitanti. Vengono citati standard edilizi sostenibili per stadi e infrastrutture temporanee, la promozione del trasporto pubblico, il taglio degli sprechi e dei consumi energetici.

Tuttavia, gli autori del rapporto ritengono che queste misure siano del tutto insufficienti a compensare l’impatto strutturale del torneo. Promuovere il trasporto pubblico all’interno di una città non risolve il problema delle emissioni generate da milioni di voli intercontinentali. E costruire uno stadio con pannelli solari non bilancia le tonnellate di CO₂ prodotte per portare i tifosi da un capo all’altro del continente.

Un modello da ripensare

La questione più profonda che il rapporto solleva non riguarda solo questa edizione del torneo, ma il modello stesso di crescita del calcio mondiale. Più squadre significa più mercati, più sponsor, più introiti televisivi. La logica della federazione è quella dell’espansione continua, del calcio che diventa sempre più globale, sempre più capillare. Ma questa logica si scontra con i vincoli fisici del pianeta.

Esistono alternative concrete? Gli autori del rapporto ne suggeriscono alcune: tornare a un format più compatto con meno squadre, concentrare le partite in aree geograficamente limitate, introdurre meccanismi di compensazione delle emissioni che siano credibili e verificabili, rendere obbligatoria la rendicontazione climatica per i grandi eventi sportivi. Sono proposte che implicano scelte difficili, perché vanno a toccare interessi economici consolidati.

Il Mondiale 2026 si giocherà comunque, con i suoi 48 team e i suoi 104 match. Ma il dibattito che ha innescato potrebbe avere conseguenze importanti per le edizioni future. La pressione dell’opinione pubblica, delle organizzazioni ambientaliste e di una parte crescente del mondo sportivo sta costringendo le federazioni internazionali a fare i conti con un tema che non possono più ignorare. La palla è nel campo della Fifa.

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