Per 200 anni l’ara gialloblù (Ara ararauna) è esistito a Rio de Janeiro come un ricordo sempre più sfumato. L’ultima traccia scientifica risaliva al 1818, nelle cronache del naturalista Johann Natterer; poi, la specie è stata spazzata via dalla deforestazione per le piantagioni di caffè e dal bracconaggio. Oggi, il Parco Nazionale di Tijuca – 4.000 ettari di foresta urbana che lambiscono il cemento della metropoli – sta cercando di invertire questa rotta.
Il progetto “Refauna“, in collaborazione con l’Instituto Fauna Brasil, ha iniziato il rilascio dei primi esemplari. Si tratta di un’azione di “rifaunazione” che mira a colmare i vuoti lasciati dall’estinzione locale dei grandi e medi vertebrati: secondo i dati di Refauna, il parco ha perso nel tempo circa due terzi dei mammiferi che lo popolavano.
La “sindrome della foresta vuota“
In molti tratti della Foresta Atlantica, il 90% delle specie vegetali dipende dagli animali per la dispersione dei semi. Senza volatili e mammiferi che mangiano i frutti e ne trasportano il nucleo lontano dalla pianta madre, la foresta smette di rigenerarsi, diventando un “museo verde” destinato a morire.
Vanessa Kanaan, direttrice dell’Instituto Fauna Brasil, ha spiegato al Guardian: “Reintrodurre specie non significa semplicemente riportare animali nella foresta. Si tratta di ricostruire relazioni ecologiche“. L’Ara gialloblù, con il suo becco capace di spaccare i semi più resistenti e la capacità di volare per decine di chilometri, funge da connettore tra frammenti di foresta isolati.
Dai roditori ai grandi volatili
Il ritorno dell’ara è l’ultimo tassello di un piano iniziato nel 2010. Il progetto ha seguito una gerarchia precisa di reinserimento. Nel 2010 l’aguti (Dasyprocta leporina), un roditore, è stato il primo a rientrare nel parco per occuparsi della dispersione dei semi dell’albero Joannesia princeps (conosciuto appunto come “noce dell’aguti” o “noce dell’ara”). Poi è avvenuta la reintroduzione della scimmia urlatrice, il cui grido mancava dai tempi dei diari di Charles Darwin (1832), e della tartaruga dalle zampe gialle. Oggi, l’ara gialloblù. I primi quattro esemplari (Fernanda, Selton, Fatima e Sueli) sono stati monitorati in una voliera di ambientamento dopo un primo rilascio di prova di 15 giorni. Il rilascio definitivo di un gruppo più numeroso è previsto per settembre.
Addestrare i pappagalli alla libertà
Gli esemplari reintrodotti sono stati recuperati da situazioni di prigionia o traffico illegale. Questo comporta un lavoro di riabilitazione complesso. I biologi di Refauna hanno dovuto sottoporre gli uccelli a un allenamento fisico per ricostruire i muscoli alari, atrofizzati dalle gabbie, e a un “training alimentare2 per insegnare loro a riconoscere i frutti nativi.
Il rischio maggiore rimane l’interazione con l’uomo. Tijuca accoglie 5 milioni di visitatori l’anno; la vivace colorazione delle are le rende un bersaglio per selfie e tentativi di alimentazione artificiale. Il team utilizza segnali di disturbo visivo e acustico per mantenere gli uccelli diffidenti verso l’essere umano, una condizione necessaria per la loro sopravvivenza a lungo termine.
L’obiettivo finale di Refauna è il rilascio di almeno 50 esemplari. Come ha sottolineato al quotidiano inglese Marcelo Rheingantz, direttore esecutivo del progetto, il successo si misurerà quando le are inizieranno a nidificare autonomamente e a trasportare i semi fuori dai confini del parco, ricollegando biologicamente Tijuca al resto della regione.
