L’Amazzonia continua a perdere pezzi sotto gli occhi dello Stato. Nonostante le operazioni annunciate dal governo brasiliano di Luiz Inácio Lula da Silva contro l’estrazione illegale di oro, le miniere abusive nelle aree protette e nei territori indigeni restano un affare gigantesco.
L’ultima testimonianza arriva da unìinchiesta di Greenpeace Brasile pubblicata dall’agenzia Reuters. Il meccanismo individuato dagli ambientalisti ruota attorno ai cosiddetti “permessi fantasma”: autorizzazioni minerarie formalmente valide, ma riferite a zone dove l’attività estrattiva, semplicemente, non esiste. Secondo l’analisi dell’organizzazione, 98 delle 187 aree minerarie esaminate in Amazzonia non mostrano alcun segno di estrazione. Eppure da quei siti sarebbero transitate, tra il 2018 e marzo 2026, 26,8 tonnellate d’oro per un valore stimato di 3,88 miliardi di dollari. Oro che, una volta “ripulito” sulla carta, entra nella filiera commerciale globale.
Il mercato illegale dell’oro
Il punto è proprio questo: il problema non riguarda soltanto chi scava illegalmente nella foresta, ma la possibilità di dare a quel metallo una provenienza apparentemente legale. È il passaggio decisivo che consente all’oro estratto nei territori indigeni o nelle aree protette di arrivare nei mercati internazionali senza lasciare tracce evidenti. Reuters ha sorvolato due delle aree indicate nei registri minerari: nessuna attività visibile, nessuna cava operativa. A pochi minuti di volo, però, i giornalisti hanno documentato una vasta miniera illegale dentro una zona protetta. Una fotografia piuttosto chiara di come funzioni oggi il sistema.
Nel frattempo il prezzo dell’oro continua a salire, spinto dall’instabilità geopolitica globale e dalla corsa ai beni rifugio. Più cresce il valore del metallo, più aumenta la pressione sulla foresta amazzonica. E i controlli pubblici faticano a tenere il passo.
Le terre indigene sotto assedio
A pagare il prezzo più alto sono ancora una volta le comunità indigene. Il territorio Kayapó, nello Stato del Pará, è tra le aree più colpite dall’espansione mineraria illegale. Non soltanto per la distruzione della foresta, ma per l’inquinamento da mercurio che finisce nei fiumi e nella catena alimentare. “Distrugge la terra, inquina i fiumi e le popolazioni indigene, senza rendersene conto, finiscono per mangiare pesce avvelenato”, ha dichiarato a Reuters il leader Kayapó Megaron Txucarramãe.
La contaminazione da mercurio legata all’estrazione aurifera illegale è documentata da anni da studi scientifici e istituti sanitari brasiliani. Il metallo pesante viene utilizzato per separare l’oro dai sedimenti e finisce nei corsi d’acqua amazzonici, accumulandosi nei pesci consumati dalle popolazioni locali. Le conseguenze sanitarie riguardano soprattutto bambini e donne incinte: danni neurologici, problemi cognitivi, disturbi dello sviluppo.
La fragilità dei controlli
Il governo Lula ha effettivamente intensificato le operazioni contro il garimpo illegale rispetto agli anni di Jair Bolsonaro, durante i quali l’espansione mineraria in Amazzonia aveva conosciuto una forte accelerazione politica e normativa. Nel 2025 la Polizia federale brasiliana ha sequestrato 447 chilogrammi di oro illegale, cifra record. Ma l’inchiesta di Greenpeace mostra il limite strutturale dell’attuale sistema di tracciabilità. Finché sarà possibile associare oro illegale a concessioni regolari difficili da verificare sul campo, il mercato continuerà a offrire copertura ai trafficanti.
L’Agenzia mineraria brasiliana, ANM, ha dichiarato a Reuters di stare monitorando le autorizzazioni segnalate dall’organizzazione ambientalista, ammettendo però le “sfide logistiche e di supervisione su larga scala” in una regione immensa come l’Amazzonia. È qui che la questione ambientale si intreccia con quella economica e politica. L’oro amazzonico alimenta reti criminali locali per poi entrare nei circuiti finanziari globali, attraversando raffinerie, mercati internazionali, filiere industriali. Raggiungendo anche quei Paesi che, ufficialmente, sostengono la tutela della foresta tropicale.
