1 Giugno 2026
/ 1.06.2026

Blu, piccolo, sconosciuto: l’abisso delle Galápagos nasconde un polpo mai descritto dalla scienza

Un robot sottomarino lo filmò nel 2015 a quasi duemila metri di profondità. Sono serviti undici anni per attribuirgli un nome. Si chiama Microeledonegalapagensis, è grande quanto una pallina da golf e amplia la conoscenza della biodiversità degli oceani profondi

Era il luglio 2015 quando il robot sottomarino Hercules, a 1.773 metri sotto la superficie del Pacifico, inquadrò qualcosa di insolito sul fondale vicino all’isola di Darwin, nelle Galápagos. L’audio del filmato registrò la reazione spontanea degli scienziati a bordo della nave da ricerca E/V Nautilus: “È piccolissimo!”. “È blu!”

Undici anni dopo, quel momento è diventato scienza ufficiale. Il 25 maggio 2026 la rivista Zootaxa ha pubblicato la descrizione formale di Microeledonegalapagensis sp. nov., una nuova specie di polpo individuata nelle profondità dell’arcipelago ecuadoriano. Un animale presente da millenni negli abissi del Pacifico e rimasto finora sconosciuto alla scienza.

La scoperta è stata annunciata dal team guidato da Janet Voight, curatrice emerita degli invertebrati del Field Museum di Chicago, assieme a ricercatori della Charles Darwin Foundation e dell’Università di Bonn. L’esemplare recuperato misura appena pochi centimetri, ha la pelle liscia, il dorso quasi privo di pigmentazione e caratteristiche anatomiche che lo distinguono da tutte le specie note del suo gruppo.

Foto di Science Party of the NA064 cruise

Un solo esemplare

Una volta trasferito al Field Museum di Chicago, il problema era tutt’altro che secondario. Per descrivere formalmente una nuova specie occorre analizzarne in dettaglio l’anatomia, comprese strutture interne come il becco, la bocca e gli organi digestivi. Ma in questo caso esisteva un solo esemplare. “Ho capito subito che si trattava di qualcosa di davvero speciale. Non avevo mai visto niente di simile”, ha raccontato Voight.

Per evitare di danneggiare l’animale, i ricercatori hanno scelto una strada ancora poco frequente nella tassonomia tradizionale: la micro-tomografia computerizzata. Migliaia di scansioni radiografiche sono state elaborate digitalmente per ottenere un modello tridimensionale completo dell’organismo, consentendo di osservare dettagli anatomici normalmente accessibili soltanto attraverso la dissezione.

“Non c’è niente di meglio che passare una giornata a osservare qualcosa che nessun altro essere umano ha mai visto”, ha dichiarato Stephanie Smith, responsabile del laboratorio CT del Field Museum e coautrice dello studio.

Nel caso di un esemplare unico e particolarmente raro, la possibilità di ottenere immagini dettagliate senza ricorrere a procedure invasive rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della ricerca. Le scansioni hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’anatomia dell’animale: tentacoli corti, poche ventose, assenza della sacca dell’inchiostro e una distribuzione della pigmentazione insolita rispetto ai parenti più stretti.

Quarant’anni di ricerca

La descrizione di Microeledonegalapagensis rappresenta anche un traguardo personale per Janet Voight. Dopo oltre quarant’anni dedicati allo studio dell’evoluzione e della biologia dei polpi, è la prima nuova specie che la ricercatrice descrive ufficialmente come autrice principale.

“Si tratta di piccoli polpi che vivono negli abissi e quasi nessuno sulla Terra ha mai avuto la fortuna di vederli”, ha spiegato. “Se si prendesse tutta la terraferma e la si unisse, non si riuscirebbe a coprire l’Oceano Pacifico”.

Ma il valore della scoperta va oltre il singolo animale. Lo studio evidenzia infatti come questa specie costringa a rivedere alcuni aspetti della classificazione della famiglia Megaleledonidae, finora associata soprattutto a polpi di grandi dimensioni distribuiti nelle acque fredde dell’emisfero australe.

La presenza di una specie di piccole dimensioni nelle acque equatoriali delle Galápagos non era compatibile con questa definizione. I ricercatori hanno quindi proposto una revisione diagnostica dell’intera famiglia, spostando l’attenzione da criteri geografici a caratteristiche morfologiche più affidabili.

Gli abissi sconosciuti delle Galápagos

Tra i primi a intuire l’importanza del ritrovamento c’era anche Salome Buglass, oggi ricercatrice dell’Università della California di Los Angeles ed ex scienziata della Charles Darwin Foundation.

“C’era qualcosa di insolito in quell’esemplare”, ha ricordato. “Portarlo a Janet è stato un processo lungo, ma che rifarei volentieri se significasse conoscere un po’ meglio le parti più preziose del nostro oceano”.

Nonostante decenni di ricerca biologica, gran parte degli ecosistemi profondi delle Galápagos rimane poco esplorata. Proprio le campagne oceanografiche degli ultimi anni stanno mostrando una biodiversità molto più ricca e complessa di quanto si immaginasse.

Nelle Galápagos, dove la ricerca scientifica ha contribuito a costruire alcune delle pagine più importanti della biologia moderna, gli abissi continuano a restituire specie inattese. Microeledonegalapagensis è una novità per la tassonomia, ma soprattutto un promemoria: una parte significativa della biodiversità oceanica resta ancora fuori dal campo visivo della scienza.

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