Milano torna a parlare la lingua del flamenco. Dal 15 al 19 giugno il Piccolo Teatro Strehler ospita la diciannovesima edizione del Milano Flamenco Festival, appuntamento che negli anni ha trasformato un genere spesso confinato all’immaginario turistico in un laboratorio artistico contemporaneo, aperto alla sperimentazione e ai temi sociali.
Il titolo scelto per questa edizione è Hilos, cioè “fili”. Un’immagine che attraversa l’intero programma: fili che uniscono memoria e presente, identità e trasformazione, danza e racconto politico.
Al centro del festival c’è anche la figura di Federico García Lorca, ricordato a novant’anni dalla morte. Poeta, drammaturgo, simbolo culturale e politico della Spagna del Novecento, Lorca diventa qui una presenza trasversale, evocata attraverso spettacoli che lavorano sul confine tra parola, musica e movimento.
Tre spettacoli
Ad aprire il festival, lunedì 15 giugno, sarà “Comedia sin título”, lavoro firmato da Úrsula López. La coreografa andalusa riprende l’opera incompiuta di Lorca trasformandola in una partitura scenica fatta di canto, danza e tensione teatrale.
Il 17 giugno arriverà invece uno degli spettacoli più attesi della rassegna: “Bailaor@” di Manuel Liñán, Premio Nacional de Danza. Liñán è tra gli artisti che più hanno modificato il linguaggio del flamenco contemporaneo, portando sul palco una riflessione sul corpo maschile e sulle identità di genere. Nel suo lavoro i codici tradizionali del baile vengono smontati e ricomposti, senza perdere precisione tecnica o intensità espressiva.
Chiusura il 19 giugno con Lejano di José Maya, artista noto per una cifra più istintiva e radicale. Il suo spettacolo attraversa il cante flamenco come forma di denuncia e memoria collettiva, alternando energia fisica e momenti più intimi.
Un festival che cambia pelle
Negli ultimi anni il flamenco ha smesso di essere soltanto repertorio. Festival e compagnie internazionali stanno lavorando su temi identitari, linguaggi queer, contaminazioni musicali e ricerca teatrale. Anche Milano intercetta questa trasformazione, proponendo una rassegna che punta meno sull’esotismo e più sulla capacità del flamenco di raccontare conflitti contemporanei.
Molti spettacoli siano accompagnati da incontri con le compagnie: il festival prova infatti a costruire un rapporto diretto con il pubblico, superando l’idea della danza come esperienza puramente estetica.
La manifestazione, diretta da Mariarosaria Mottola e organizzata da Punto Flamenco AC con il patrocinio del Comune di Milano, mantiene così una doppia natura: da un lato appuntamento internazionale per appassionati e addetti ai lavori, dall’altro spazio accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta a questa forma artistica.
