12 Giugno 2026
/ 12.06.2026

Per un aiutino ai Mondiali, Trump usa la crisi climatica che ha sempre negato

Il cambiamento climatico potrebbe condizionare il cammino delle favorite: Argentina, Spagna e Portogallo rischiano di giocare le partite decisive sotto un sole implacabile. Gli Usa, paese ospitante, partono avvantaggiati

“Non ci credo, ma lo uso quando mi conviene”. Sembra questo il motto di Trump per la crisi climatica. Due presidenze passate a rinnegarla, un fiume di disposizioni per censurarla nei siti federali, licenziamenti a pioggia per eliminare i climatologi che fanno il loro lavoro, tagli alle istituzioni internazionali che tutelano la sicurezza collettiva. Quando però arriva il Mondiale e si tratta di provare a strappare un aiutino per il team a stelle a strisce (magari sperando in un effetto traino sulla sua declinante popolarità) the Donald fa uscire il caldo anomalo dalla latitanza ufficiale e lo utilizza in maniera tattica.

Una nuova analisi dei dati di Climate Central, condotta dall’organizzazione Round Our Way, suggerisce infatti che il cambiamento climatico potrebbe influenzare l’esito del torneo calcistico favorendo alcune nazionali e penalizzandone altre in modo significativo. Le proiezioni indicano che in 97 delle 104 partite in programma la probabilità di temperature critiche (oltre i 28 °C) aumenterà proprio a causa delle emissioni che alterano il clima globale.

La soglia dei 28 gradi non è scelta a caso. La ricerca scientifica indica che giocare oltre quella temperatura, in presenza di umidità elevata, mette a dura prova gli atleti sia sul piano fisico sia su quello cognitivo: peggiora il processo decisionale, cala la concentrazione, aumenta la fatica e si allungano i tempi di recupero tra una partita e l’altra. In un torneo come i Mondiali, dove le squadre possono trovarsi a giocare ogni tre o quattro giorni, l’accumulo di stress termico può fare la differenza tra il sollevare il trofeo e l’uscire di scena.

Argentina, la strada più torrida

Tra le grandi favorite, è l’Argentina a dover affrontare il percorso più difficile dal punto di vista climatico (può darsi che Milei, grande amico di Trump ma competitor ai Mondiali, non apprezzi). Terza nel ranking FIFA, la nazionale campione del mondo in carica potrebbe giocare 6 o 7 partite a temperature pari o superiori ai 28 °C: la posizione peggiore tra tutte le prime sedici squadre del torneo.

Per una squadra che conta su giocatori come Lionel Messi, che ai Mondiali del 2026 avrà 38 anni, e su un sistema di gioco che richiede grande intensità e pressing continuo, il fattore climatico non è trascurabile. Il recupero fisico diventa una variabile cruciale, e il caldo riduce i margini di efficienza anche degli atleti più preparati.

Spagna e Portogallo nel mirino del sole

Non se la passa meglio la Spagna, seconda nel ranking FIFA e considerata da molti la favorita numero uno del torneo. La nazionale iberica, con il suo calcio di possesso fondato sulla circolazione rapida del pallone e sulla pressione alta, dovrà affrontare 5 o 6 partite in condizioni di caldo estremo. Un dato che la colloca tra le squadre più esposte al rischio climatico.

Più o meno allo stesso livello di rischio caldo c’è il Portogallo di Cristiano Ronaldo, anche lui a fine carriera. La squadra lusitana, quinta nel ranking FIFA, si troverà a gestire temperature che potrebbero appesantire le gambe nei momenti decisivi. Anche la Scozia, qualora riuscisse ad arrivare in finale a New Jersey, dovrebbe fare i conti con circa 5 partite in condizioni di caldo intenso.

Francia e Inghilterra più al fresco

A guardare i dati, Francia e Inghilterra sembrano invece messe un po’ meglio. Il conteggio delle probabilità assegna ai transalpini 3 o 4 partite oltre i 28 °C e agli inglesi 4 o 5. I loro percorsi verso la finale passano prevalentemente per sedi con condizioni climatiche meno estreme, il che potrebbe tradursi in un vantaggio non indifferente nella fase finale del torneo, quando la stanchezza accumulata inizia a pesare.

Il vantaggio maggiore però se lo è accaparrato la Casa Bianca. Gli Stati Uniti, Paese ospitante, giocheranno, secondo le stime citate, solo 3 partite a temperature pari o superiori ai 28 °C: è il dato più basso tra tutte le prime sedici squadre. Gli Usa si trovano così nella posizione privilegiata di affrontare il torneo nelle condizioni climatiche meno stressanti, con stadi scelti in zone geograficamente più fresche o comunque meno soggette alle ondate di calore previste per l’estate del 2026.In un torneo dove gli equilibri sono spesso sottilissimi, anche ridurre il carico termico di una o due partite può influire sulla freschezza atletica nei momenti cruciali.

Il Mondiale del 2026, insomma, si disputerà con un avversario in più che non figura in nessun tabellone: il clima. E questo avversario non è neutro. Favorisce chi ha la fortuna di giocare nelle sedi più fresche e penalizza chi, come l’Argentina o la Spagna, dovrà sudare il doppio per arrivare in fondo.

Quando si tratta di sostenere la ricerca Onu dando una preoccupazione alle industrie del fossile, Trump nega l’evidenza climatica. Quando si tratta di provare a recuperare voti, torna a osservare la realtà.

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