Il Campidoglio ha avviato un programma organico di interventi sull’illuminazione pubblica e artistica che tocca tanto il centro storico quanto le aree periferiche. L’obiettivo è duplice: valorizzare il patrimonio monumentale e migliorare la sicurezza e l’accessibilità degli spazi urbani nelle ore serali e notturne.
I risultati più visibili si misurano già oggi in piazza della Repubblica e in piazza San Giovanni in Laterano. In entrambi i casi il progetto è stato affidato a light designer con un mandato preciso: la luce non doveva essere un accessorio, ma parte integrante della composizione architettonica.
A piazza della Repubblica, il nuovo impianto esalta le geometrie dell’esedra, il colonnato e la Fontana delle Naiadi, e insieme migliora la leggibilità dei percorsi pedonali. L’effetto più tangibile si vede nelle gallerie laterali della piazza: un tempo buie e poco frequentate, oggi tornate praticabili grazie a una illuminazione più potente e uniforme. Non è un dettaglio secondario: quelle gallerie erano percepite come un elemento di rischio, e la luce le ha restituite alla città.
A San Giovanni l’intervento ha seguito una logica diversa, più sobria. Il progetto lavora sul rapporto tra la basilica, il grande sagrato e gli spazi pubblici circostanti, con una luce uniforme che accompagna senza sovrastare. L’obiettivo è restituire qualità urbana e rendere l’area più frequentabile nelle ore serali, senza trasformarla in un palcoscenico.
Il modello dei Mercati di Traiano
Tra gli interventi in corso, quello ai Mercati di Traiano è forse il più studiato. Si tratta di uno dei complessi archeologici più integri del mondo romano, nel cuore della Roma antica. Il progetto illuminotecnico ha dovuto misurarsi con volumi, materiali e prospettive di eccezionale complessità, e il lavoro compiuto ha ottenuto un riconoscimento a livello internazionale: Roma Capitale è stata ammessa a concorrere al bando di una rivista specializzata in paesaggio urbano.
Lo stesso approccio si sta applicando alle Terme di Caracalla. Anche qui le nuove tecnologie illuminotecniche vengono usate per enfatizzare i volumi e le prospettive del sito, con accorgimenti studiati caso per caso. La parola chiave, in questi contesti, è filologia: la luce deve rispettare e interpretare il patrimonio, non imporsi.
Gli acquedotti e il nodo della sicurezza
Un capitolo a parte riguarda gli acquedotti Claudio e Alessandrino. In questo caso il tema della valorizzazione monumentale si intreccia in modo particolarmente stretto con quello della sicurezza urbana: i nuovi impianti sono stati pensati anche per illuminare i percorsi ciclopedonali che attraversano le aree degli acquedotti, con sistemi di regolazione intelligente e tecnologie a basso consumo energetico.
Il tema della sicurezza è del resto trasversale all’intero programma. L’illuminazione di uno spazio pubblico non è mai solo estetica: incide sulla percezione di sicurezza delle persone, sulla frequentazione serale, sul tipo di uso che si fa di quei luoghi. Un’area buia tende a essere evitata; una ben illuminata diventa attraversabile, vissuta, e questo ha effetti che vanno ben oltre il dato tecnico.
Il prossimo passo: verso Termini
Tra gli interventi programmati per i prossimi mesi, uno dei più attesi riguarda l’asse compreso tra il Planetario, Santa Maria degli Angeli, le Terme di Diocleziano e il Tempio di Minerva Medica, fino a Porta Maggiore. Si tratta di uno dei varchi principali attraverso cui i visitatori arrivano in città entrando dalla stazione Termini. Un ingresso simbolico, oltre che funzionale, che oggi soffre di una discontinuità luminosa poco adatta al contesto.
Il progetto dovrà eliminare le zone d’ombra che ancora interrompono questo percorso, migliorando la continuità visiva e la percezione di sicurezza. In un’area costellata di monumenti di fama mondiale, l’illuminazione è anche un fattore di narrazione urbana: racconta la città a chi la vede per la prima volta.
